Falsi documenti per “legalizzare” gli irregolari, un arresto a Gallarate
Otto in manette in tutt'Italia accusati di dare assistenza con finti permessi di soggiorno agli immigrati. Le indagini condotte dalla procura sarda duravano da un anno
Regolarizzavano gli immigrati a modo loro, con permessi di soggiorno fasulli, o veri ma con fotografie posticce, per poi offrire anche lavoro ai novelli regolarizzati in aziende edili compiacenti. E’ questo il quadro ipotizzato dalla Procura della Repubblica di Oristano che ha dato il via libera nella giornata di ieri, 5 febbraio, ad un serie di arresti che hanno riguardato anche la provincia di Varese. Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip e chiesti dalla procura sarda riguardano il reato di associazione a delinquere “finalizzata al favoreggiamento e alla permanenza di immigrati clandestini sul territorio nazionale”. I carabinieri della compagnia di Oristano hanno operato in trasferta a Gallarate dove era alloggiato uno dei colpiti dall’ordinanza. Si tratta di un cittadino egiziano, che era arrivato nel Varesotto poco tempo fa e forse – ma questo solo le indagini lo potranno svelare – con l’intento di impiantare un’attività criminale. In pratica agli arrestati, tutti stranieri e di varia nazionalità, fra cui anche una brasiliana e alcuni siriani, in tutto 8, viene contestato il fatto di aver messo in piedi un’organizzazione che forniva la produzione di documenti falsi agli immigrati: si tratta di permessi di soggiorno che potevano essere realizzati da abili falsari, oppure riciclati da documenti veri ma con la foto abilmente sostituita. Con questo gli immigrati si rivolgevano al comune in cui risiedevano, ed esponendo il documento fasullo all’anagrafe ricevevano la carta d’identità. Poi l’inserimento nel mondo del lavoro con l’iscrizione al libro mastro di aziende edili che alcuni degli stessi arrestati – prevalentemente in Sardegna – dirigevano impiagando la mano d’opera straniera. I militari specificano che numerose carte d’identità rilasciate contro la presentazione di documenti falsi arrivano da numerosi comuni lombardi.
Altri arresti sono stati eseguiti anche nelle province di Milano, Imperia, e Roma. L’indagine durata circa un anno ha preso avvio da una serie di controlli effettuati su extracomunitari clandestini impiegati in alcuni cantieri edili. Nel corso della giornata sono arrivati altri particolari dai militari di Oristano.
La persona finita in manette a Gallarate si chiama Mousa Tarek Mohammed, del 1979 e residente a Lizzanello, provincia di Lecce, imprenditore, pregiudicato: è stato raggiunto dai militari nella giornata di ieri, 5 febbraio, mentre era in città. Mousa Tarek, secondo gli inquirenti, gestiva un’azienda, la "Piramidi Costruzioni" che sempre secondo quanto contestato si sarebbe servita di manodopera clandestina: almeno cinque clandestini erano stati infatti trovati in un appartamento di Torre del Pozzo, (Oristano), il 5 gennaio 2008. Da qui partì l’indagine che mise in luce un reticolo di imprese edili, intestate ad alcuni coinvolti nell’inchiesta che avevano come obiettivo quello di aggiudicarsi subappalti da ditte italiane nei cantieri di province sarde di Oristano e Sassari, fornendo una serie di servizi agli immigrati anche clandestini che "consistevano in una vera e propria intermediazione nel mercato del lavoro edile".
Nel corso delle perquisizioni di oggi a Olbia, nel domicilio di due delle persone colpite dall’ordinanza di custodia cautelare, sono finiti in manette anche due cittadini siriani, uno dei due Camieh Hahya, classe 1966 già colpito da ordine di espulsione della Questura di Varese nel 2005.
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