Piccoli festival crescono: il BAFF si lancia verso il futuro

L'analisi del presidente del BAFF Gabriele Tosi, soddisfatto dal buon esito e dalla risonanza della manifestazione. E in prospettiva cresce il ruolo dell'Istituto Cinematografico Antonioni

A sette anni d’età, il BA Film Festival, o BAFF che dir si voglia, mette giudizio e diventa grandicello. E il "papà" della creatura, Gabriele Tosi (foto), ne è più che mai orgoglioso. Il festival di quest’anno è cresciuto per qualità e organizzazione e ha guadagnato… in statura, proprio come un bambino. «Abbiamo avuto, devo dirlo, un’ottima copertura da parte di media non solo locali, ma anche nazionali» rileva soddisfatto il presidente del BAFF. «I quotidiani più importanti hanno dato rilievo alla presenza di Peter Fonda (che si è trattenuto vari giorni in zona, non il solito mordi e fuggi da star ndr), idem la televisione, con Marzullo che ha dedicato le sue rubriche "Cinematografo" e "Sottovoce" al personaggio e alla manifestazione che ha avuto l’onore di ospitarlo. Anche Raitre e Mediaset ci hanno dedicato spazi importanti».

Il festival è stato complessivamente un successo. «I motivi di soddisfazione sono diversi, a partire dal programma dei film in concorso. Ci sono state critiche ingenerose, anche da parte di chi non aveva certo visto tutte le pellicole in gara. Non sono stati scelti film "da tinello", ma opere di qualità: e si tenga conto che dobbiamo restare nell’ambito di un tema concordato con l’amministrazione comunale, che per questo 2009 era il disagio giovanile. Dovendo occuparci solo di cinema italiano, perchè il nostro scopo statutario è promuovere quelle pellicole di qualità che non trovano adeguata distribuzione, il compito è difficile». Eppure ce la si è fatta: «Sì, è quella che era una linea tematica, con la Harley di Peter Fonda è diventata un’autostrada…» L’Easy Rider di Fonda però non è stato proiettato proriamente in versione integrale… pellicola rovinata e con il finale inspiegabilmente tagliato – di certo nessuno se l’aspettava, e per l’organizzazione è stato un ben duro colpo. Qualcuno ha anche commentato che tanto valeva un bel DVD. «L’abbiamo scritto alla casa di distribuzione che ce l’ha mandata: l’Italia non merita che quella sia la copia del film in migliore stato di conservazione… Ricordo bene quella pellicola, è la stessa che vidi io trent’anni fa già da ragazzino, era già tagliata così, mancava il finale. Non circolò più nelle sale, per quello risultava la meglio conservata. Pazzesco? Qua non c’è niente da capire, solo da arrabbiarsi».

Intoppi o no, al BAFF non sono mancati ancora una volta i complimenti di Carlo Lizzani, presidente della giuria del concorso di sceneggiatura: «Mi ha detto che la nostra città gli richiama uno di quei monasteri benedettini che preservavano e tramandavano i classici durante il Medioevo. Busto Arsizio come un fortilizio della cultura cinematograficain terra infidelium». Se è una cittadella, si espande e alleva direttamente la propria guarnigione: i ragazzi dell’Istituto Cinematografico Antonioni sono stati fra i protagonisti. «Senz’altro: li abbiamo letteralmente "buttati in acqua a nuotare", chi con la penna per i testi, chi con il microfono per gli eventi, chi con la cinepresa per le clip, ci hanno anche rinnovato e reso funzionale il sito. Un’esperienza formativa di gran pregio la loro». Senza contare che col tempo la loro professionalità, e quella di chi verrà dopo di loro, non potranno che arricchire ulteriormente il BAFF. «Verissimo. Già dall’anno prossimo credo che potremo vedere ancora qualcosa in più, sul palcoscenico, di prodotto e recitato da loro».

Quanto alle prospettive future della "struttura BAFF", appaiono potenzialmente assai solide, fra piccole lezioni apprese e prospettive future da valutare con attenzione. «Con gli accordi fra Comune e Teatro Sociale quest’anno siamo riusciti a mettere le briglie alla "bestia" della serata finale, facendo finalmente le dovute prove, e il risultato si è visto, abbiamo ricevuto complimenti da tutti i professionisti» (l’organizzazione del festival si basa sui volontari). «Un problema di metodo risolto». Sulla direzione da intraprendere, perchè no, verso un’ulteriore apertura internazionale anche dei concorsi, Tosi non nega ambizioni, che restano però subordinate a un’espansione futura. «Al di là degli ospiti e degli omaggi, e tenendo conto della nostra mission di partenza dedicata al cinema italiano, fare qualcosa anche sull’estero è un nostro vecchio pallino. Richiede però professionalità e investimenti di cui potremo disporre, credo, in futuro». Sperando che qualche grosso sponsor si faccia avanti e affianchi quelli territoriali che anche in questo periodo di crisi non hanno fatto mancare il loro sostegno.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 aprile 2009
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