Amsc, il consiglio discute, ma a porte chiuse
Il PdL chiede la seduta segreta per la mozione della Lega, confermando la fiducia a Caianiello. Le opposizioni abbandonano il consiglio insieme al pubblico: "Chiediamo trasparenza e cacciano la gente dall'aula". Il Carroccio "questo consiglio è un direttivo allargato del PdL"
Tra maggioranza e opposizione è scontro aperto su Amsc. La giunta e il PdL confermano la fiducia al presidente delle società del gruppo Nino Caianiello, centrosinistra e Lega insistono su un cambio della guardia in via Bottini. Due le mozioni in discussione nel consiglio comunale, una presentata da Pd e Sinistra, l’altra targata Lega Nord: se la prima è stata discussa e votata pubblicamente, al momento del dibattito sulla seconda (emendata da Pd e Sinistra) è stata dichiarata la seduta segreta. Le opposizioni hanno dunque abbandonato l’aula insieme al pubblico presente.
La prima mozione ad essere discussa è stata quella presentata dal centrosinistra, che chiedeva al sindaco Nicola Mucci «di esprimere chiaramente parere contrario» alla «decisione del CdA di Amsc Impianti&Servizi di nominare un direttore generale per l’azienda».Il Pd ha ricordato la necessità di una semplificazione della galassia di società partecipate gallaratesi, a partire dall’accorpamento di Amsc e Amsc Impianti&Servizi. «Per quanto riguarda l’individuazione dell’attuale presidente di Impianti&Servizi quale direttore generale – ha spiegato Angelo Senaldi (Pd) illustrando la mozione- riteniamo non giustificata nè razionale la sovrapposizione di incarichi con funzioni differenti (presidente, amministratore delegato, ora potenzialmente anche dipendente) in società partecipate». Sinistra e Lega hanno chiesto passi avanti in generale sulla trasparenza sulle strategie del gruppo: «trasparenza sugli stipendi reali, benefit compresi, sui bilanci, sulle consulenze e le sponsorizzazioni» ha spiegato Cinzia Colombo.
In difesa del management di Amsc è sceso in campo il PdL: il capogruppo Alessandro Petrone ha ricordato la funzione sociale dell’azienda e ha accostatato l’operazione prevista a Gallarate a quella attuata in Sea, dove il presidente Giuseppe Bonomi è passato a ricoprire l’incarico di direttore generale. Senza mai nominare Caianiello, ha ricordato che «l’azienda non può fare a meno di quel manager». Giuseppe De Bernardi Martignoni ha invece attaccato «la strumentalizzazione della sinistra comunista».
Irremovibile il sindaco Mucci: «Non ho molto da aggiungere a quanto dissi poche settimane fa rispondendo al question time sull’azienda. C’è un preciso piano industriale, che prevede la strutturazione di un’azienda che ha superato la fase di start-up e si sta espandendo. Non ho motivo di recedere dalle mie posizioni» ha spiegato, ribadendo gli «elementi di fiducia» e la «profonda competenza del presidente Nino Caianiello».
La Lega ha presentato un emendamento, respinto dal presidente Lozito in quanto presentato a dibattito già concluso.
La mozione è stata infine respinta: favorevoli Pd, Sinistra e Lega (10 voti), contrario il PdL (17).
Respinta la mozione del centrosinistra, è toccato alla Lega. E qui si è scatenato lo scontro vero e proprio. Il capogruppo del PdL ha chiesto una verifica sul documento presentato dal Carroccio, che è stato dichiarato ammissibile solo per quanto riguardava la prima parte, che chiedeva solo un impegno per il sindaco a riferire in consiglio comunale. Il Partito Democratico ha presentato di seguito un emendamento per «suggerire al presidente di Amsc di compiere spontaneamente e serenamente un passo indietro dagli incarichi ricoperti» nelle aziende partecipate. Detto in parole più chiare, una richiesta di dimissioni di Nino Caianiello, anche per scongiurare gli «inevitabili riflessi di immagine su tutte le aziende, le istituzioni comunali e soprattutto sui cittadini gallaratesi».
Di qui la richiesta del PdL, per bocca del capogruppo Petrone, di svolgere la seduta in forma segreta, dovendo discutere su una persona precisa. Dopo il voto della seduta segreta e l’invito al pubblico (un centinaio le persone presenti) e alla stampa ad abbandonare l’aula, anche l’opposizione compatta ha lasciato la seduta in segno di protesta.
«Si parlava di una persona che ricopre una carica pubblica, non c’era motivo per chiedere la seduta segreta – commenta il capogruppo del Pd Marco Casillo -. Abbiamo affrontato tanti dibattiti su Amsc, ma in forma segreta. Non capiamo le ragioni di questa decisione: non avremmo assolutamente commentato le vicende giudiziarie del Presidente. Gli interventi ci saremmo attenuti esclusivamente alla gestione di Amsc. E’ chiaro che a questo punto chiederemo al Presidente di fare un passo indietro». Cinzia Colombo, della Sinistra, parla di «ferita gravissima alla democrazia: ad una richiesta di trasparenza si risponde cacciando la gente dal luogo destinato alla discussione pubblica».
Toni più accesi in casa Lega, con il capogruppo Matteo Ciampoli che lascia la sala consiliare quanto mai irritato dal mancato dibattito: «Ce ne andiamo insieme alla gente, lasciamo un consiglio comunale che diventa un direttivo allargato del PdL».
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