Dalla telefonata alla telepresenza: Star Trek è già qui?

La videoconferenza di oggi non è più una questione di webcam: oggi si parla di telepresenza, cioè dell'impressione di stare in un altro luogo. E gli ologrammi sembrano davvero vicini

I tempi delle missive redatte con una piuma d’oca intinta nell’inchiostro sono finiti, ma anche l’email potrebbe essere già considerata uno strumento del passato, almeno per le grandi aziende. Se la posta elettronica rimarrà ancora uno strumento imprescindibile nella vita d’ufficio di tutti i giorni (vale sempre il vecchio motto "scripta manent") per discutere, ragionare e progettare insieme, la tastiera non basta.

La parola chiave nei sistemi di comunicazione degli anni 2000 è "collaborazione", e chi si occupa di comunicazione per le aziende, in pochi decenni ha fatto passi gigante. Per collaborare occorre essere anche in più di due (magari anche in 100), condividere testi, immagini o documenti, e (cosa più difficile) comunicare con tutto il corpo, non solo con le parole. Per capirlo basta dare un’occhiata ai sistemi di comunicazione aziendale più diffusi, come WebEx: non delle semplici chat, ma dei sistemi che consentono a persone anche distanti di partecipare alle riunioni, condividendo documenti e visualizzando slide, prendendo appunti sulla lavagna (rigorosamente virtuale), mostrandosi in video e parlando anche contemporaneamente. Anche senza computer: con un telefono di ultima generazione è possibile partecipare alle sessioni ovunque, senza rinunciare alla visualizzazione delle slide o alla condivisione di progetti. (foto sopra: una sessione di WebEx)

Ma questo, è solo l’inizio. Le multinazionali spingono la ricerca nel settore della videoconferenza, perché è l’unica alternativa possibile agli altissimi costi in viaggi aerei. Ma il virtuale non basta, altrimenti tutte le riunioni si farebbero al telefono. C’è qualcosa di speciale nella co-presenza, nel trovarsi insieme nella stessa stanza. Questa cosa speciale viene inseguita dai tecnici che si occupano del futuro della teleconferenza, il cui sogno è quello di farci sentire presenti senza spostarci. È realmente possibile? L’essere insieme in una stanza è solo un fatto di sensi o dobbiamo iniziare a credere nel karma? Sembrano dubbi filosofici, ma sono questi i limiti che la tecnologia sta provando a superare.

La storia della teleconferenza risale quasi alla preistoria, tecnologicamente parlando: fin dagli anni ’30 si collegavano diversi televisori a circuito per mettere in comunicazione stanze diverse. Negli anni ’60 AT&T sperimentava, e pubblicizzava, i primi sistemi di videoconferenza su linea telefonica. La povertà della banda, tuttavia, regalava immagini poco puntuali, che certo non facevano gridare al miracolo.

Oggi, invece, soluzioni professionali come quelle di HP o Cisco possono offrire immagini ad alta definizione, decisamente realistiche. Non solo. Uno dei problemi più diffusi della videoconferenza è quello della mancanza di contatto visivo: le telecamere che ci riprendono non sono certo integrate in uno schermo (almeno non ancora, nonostante alcuni curiosi brevetti), ma sopra allo schermo in cui appare la persona con cui stiamo conversando. Per questo, spesso, quando si parla l’interlocutore può vederci con gli occhi diretti verso il basso, non fissi nei suoi occhi. Oggi le telecamere vengono posizionate in modo da ridurre al massimo la paralasse (cioè la differenza di inclinazione con lo sguardo) e alcune aziende arrivano a riposizionare l’immagine creando l’illusione ottica del contatto visivo: come dire, una finzione per sembrare più veri.
Altro problema da risolvere è quello del sonoro: in questi anni sono stati fatti sforzi enormi non solo per ridurre l’eco, ma anche per ridistribuire naturalmente i suoni (che, nelle stanze, si spostano e arrivano diversamente a seconda di un interlocutore piazzato sulla nostra destra o sulla sinistra).
Sembrano finezze, ma sono queste cose che distinguono una conversazione reale, dalla percezione del virtuale. Virtuale che, quando si fanno riunioni professionali, deve essere "dimenticato", a favore della spontaneità. Provare una videoconferenza professionale, oggi, ci aiuta a capire come si sia andati ben al di là delle web-cam e di soluzioni alla Skype (che, ovviamente, mantengono il merito di essere al portata di tutti).

Oggi il concetto di videoconferenza, che a noi sembra tanto avveniristico, è già stato superato, a favore della telepresenza. Le tecnologie di telepresenza hanno lo scopo ultimo di dare alle persone l’impressione di essere presenti in un luogo in cui non sono. Basta provarla per capire che, in gran parte, questa esperienza sembra avere più a che fare con l’arte dei prestigiatori, piuttosto che con l’informatica. Le offerte di telepresenza, spesso, non includono solo gli schermi o i sistemi di ripresa. Ma anche l’illuminazione, le postazioni di seduta, la stessa stanza. Il perché è presto detto: stanze identiche, possono diventare (con accorgimenti tecnici maniacali) l’una la continuazione dell’altra. Lo scopo ultimo è quello di dimenticarsi, dopo pochi istanti, di parlare con una videocamera. Effettivamente, oggi, la cosa funziona.

Cresce la qualità delle immagini, cresce la dimensione degli schermi (pur mantenendo dimensioni realistiche dei corpi), aumenta l’attenzione alle nostre percezioni. In alcuni casi degli "oggetti" vengono persino condivisi tra i due o più fronti della conferenza. Oggi è banale condividere delle slide e magari modificarle insieme, proiettandole sullo schermo della conferenza. Nelle sperimentazioni per il futuro, raccontano i tecnici di Cisco, basterà appoggiare un foglio ad un tavolo con schermi sensibili, per farne apparire la proiezione su un tavolo dall’altra parte del mondo. È un aspetto forse scenografico, ma affascinante, della condivisone. Non a caso John Chambers di Cisco Systems, già nel 2006 paragonava la sua telepresenza al teletrasporto di Star Trek.

A questo punto niente sembra impossibile. Vogliamo esagerare parlando di ologrammi? In molti ne parlano, qualcuno si muove concretamente. Il 7 maggio 2009, solo per fare un esempio, Microsoft ha brevettato un sistema hardware e software che, nel futuro non troppo prossimo, potrebbe portarci all’interazione tridimensionale con gli altri. Siete come San Tommaso? Allora guardate questa prima dimostrazione pubblica di ologrammi da parte di Cisco, che ha sconvolto il pubblico all’inaugurazione del Cisco’s Globalization Centre East in India. A Star Wars ci stiamo proprio arrivando. Con una sola differenza: al posto della principessa Leila, probabilmente, ad apparire in salotto sarà il vostro direttore generale… 

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Pubblicato il 09 Luglio 2009
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