Morto Sandro Bardelli, leggenda del remo varesino
Se n'è andato a 95 anni lo storico timoniere dell'otto che nell'immediato dopoguerra dominò lo scenario europeo vincendo tre titoli continentali
Aveva 95 anni, continuava ad abitare nella sua casa di Casbeno lottando contro gli acciacchi dell’età ma, giura chi lo conosceva bene, la sua testa era ancora lucida come in quei formidabili anni Quaranta. Sandro Bardelli, leggendario timoniere della Canottieri Varese, è morto la mattina di lunedì 24 agosto, proprio mentre nella lontana località di Poznan in Polonia i suoi eredi di oggi (Luini, Frattini o meglio ancora Lenzi, timoniere anch’egli) si stanno facendo onore ai campionati del Mondo.
Bardelli e l’otto della Varese vinsero ben tre titoli europei nel 1947 a Lucerna, nel ’49 ad Amsterdam e nel ’50 a Milano: risultati fantastici cui mancò solo l’alloro olimpico, perché a Londra il bacino di gara del Tamigi, particolarmente ostico, non permise alla barca della Schiranna di superare le qualificazioni.
La barca di Bardelli e del capovoga Angelo Fioretti scrisse così pagine memorabili del remo azzurro portando in Italia allori che diedero nuovo vigore allo sport nostrano appena uscito dalla guerra. Risultati che all’estero diedero fastidio se è vero che il popolare quotidiano sportivo francese L’Equipe, stupito dal dominio varesino agli Europei di Amsterdam, si chiese se l’otto della Schiranna fosse realmente composto da atleti non professionisti.
La risposta fu affidata alla Gazzetta dello Sport e a una lunga, elegante e dettagliata lettera confezionata dall’allora presidente della Canottieri Luigi Zanzi nel quale si spiegava come l’equipaggio svolgesse i propri allenamenti ma anche quali erano i mestieri svolti dai singoli atleti. Alessandro Bardelli, per esempio, risultava "impiegato presso la ditta Vergani, mercerie all’ingrosso – Varese", una occupazione che lo accompagnò fino alla pensione dopo la quale impiantò un’attività familiare. Con lui e con Fioretti a comporre quello squadrone del remo c’erano Piero Sessa, Fortunato Maninetti, Bonifacio e Mario De Bortoli, Uberto Urbani, Ezio Achini e Luigi Gandini.
E fu proprio lui, il più magro e leggero di tutti, l’ultimo superstite di quell’equipaggio di omaccioni ricchi di forza, classe e umanità. Per questo fu chiamato nel giugno del 2007 a saliresul palco dell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria in occasione della presentazione del volume "Varese una provincia con la cultura dello sport" (da cui sono tratte le foto) voluto dallo stesso ateneo. Quel giorno Bardelli prese posto tra grandi campioni di tutte le discipline, da Gigi Riva ad Aldo Ossola a tanti altri ancora e regalò un intervento di rara dolcezza. «Dal ’30 al ’56 – disse – ho timonato tutte le barche che uscivano sul lago. Ricordo tutti i miei canottieri, sono qui presente anche per loro».
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