“Lasciare il mio Paese? Mai: c’è molto da fare e c’è bisogno di tutti”

Benedetta Tobagi risponde alle lettera di Pier Luigi Celli che invitava il figlio in procinto di laurearsi a lasciare l'Italia: "Quella lettera si basa sull'assunto che oggi l'alternativa è tra rassegnarsi allo schifo o scappare e salvare se stessi". E lei non ci sta...

No, i padri non devono invitare alla fuga. Benedetta Tobagi, su Repubblica di oggi, risponde alla lettera pubblicata nei giorni scorsi a firma di Pier Luigi Celli. Il direttore generale della Liuss scriveva al figlio in procinto di laurearsi: "Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio…Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai…Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero…".
Sono molti i commenti negativi, giunti anche dai lettori di Varesenews e questa mattina (mercoledì 2 dicembre) Benedetta Tobagi, figlia del giornalista assassinato il 28 maggio 1980, si scaglia contro uno dei mali peggiori che affliggono la nostra società: la "doglianza dura e generica sui mali italiani".
Benedetta Tobagi si augura che la lettera di Celli sia niente di più che una provocazione; ecco alcuni stralci del suo intervento: "Dalla penna di una padre – si legge- tanto più in questo caso, considerata la posizione pubblica che ricopre, sarebbe stato bello leggere del suo impegno accademico per tentare di rinnovare la classe dirigente, ritrovare magari un’analisi degli ostacoli incontrati, un atto di denuncia al mondo che conosce o ha conosciuto, con fatti, dati, numeri e nomi……" Invece- dice ancora la figlia di Tobagi "Conta solo il privato, il proprio interesse: non fare il mio errore pensa a te vattene lontano. A lui, istruito, intelligenete, brillante non affida il messaggio di mettercela tutta, a costo di delusioni, frustrazioni e sacrifici per risollevare le sorti del Paese…".
"A livello simbolico, il padre è l’uomo divenuto capace di accudimento e di responsabilità. Al padre spetta di lavorare nel mondo e preparare il figlio a entrarvi. La letteratura classica ci consegna le immagini potenti di Ulisse, Enea e soprattutto Ettore, l’eroe dei troiani: accumunati dal tratto paterno inteso come progetto di futuro e responsabilità".
"La lettera di Celli si basa sull’assunto che oggi l’alternativa è tra rassegnarsi allo schifo o scappare e salvare se stessi"…
"Ho trentadue anni – conclude Benedetta Tobagi – sono molto indignata, ma voglio continuare a vivere in Italia. Con tante scorribande all’estero (e invito tutti i ragazzi a fare lo stesso, se possono!) , per prendere ciò che qui non trovo, per metterlo nel mio lavoro, per seminare nel mio Paese. C’è troppo da fare e c’è bisogno di tutti".

 

 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 02 Dicembre 2009
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