Milano è una selva oscura
Il nuovo libro di Laura Pariani. Un affresco di umanità, delicatezza e riflessioni sulla vita
«I miei pensieri li regalo alla mè città, perché i milanesi apprendano come anche nel più completo stato di abbandono un esser umano può camminare a testa alta e con allegria».
Il Dante ha settant’anni. «Data di nascita 17 gennaio 1899. Un errore nascere nel XIX secolo, quando tutta la sua vita si sarebbe svolta nel XX».
Con "Milano è una selva oscura" (Einaudi) Laura Pariani fa un regalo ai suoi lettori. Attraverso il girovagare di Dante, un barbone in fuga da tutto, dai ricordi di lui trovatello tirato su con disprezzo da tre zie dopo la morte della mamma adottiva, da una società bigotta e dalle responsabilità, racconta i mesi del 1969.
Un affresco di umanità, delicatezza e riflessioni sulla vita. «Disoccupazione, disaccordi coi parenti, abbandoni, disagio di vivere: sono tanti i motivi che buttano la gente per strada. La ruota del destino cigola, questione di un attimo – io non so ben ridir com’io v’entrai – e si diventa barboni, dopodiché non c’è possibilità di ritorno al mondo di prima. È come se tu fossi morto, pensa il dante: uscito dalla storia, da tutte le storie».
Dante alterna incontri con gente che come lui cerca di tirare avanti in un mondo ormai parallelo. Ma descrive anche come «buffo, gli altri voltano la testa dall’altra parte, fingono di non vederlo, quasi che un’occhiata valesse come una strusciata contaminante».
La sua Milano è nebbiosa, piena di smog. Una città che sta cambiando, scossa dalle manifestazioni e dai continui attacchi a chiunque contesti il potere. Ma a lui tutto questo lo sfiora appena, perché deve pensare a dove passare la notte e come fare a mettere in bocca qualcosa quando la fame lo assale.
Dante non perde mai il gusto di pensare alla vita: «il mondo va male perché la gente sta poco a letto a fare amorosanza».
Il libro della Pariani è da leggere. Commuove, fa pensare e riflettere perché questi sessant’anni hanno cambiato molto la nostra vita, ma "l’amorosanza" e quel voltarsi dall’altra parte è ancora tanto tra noi.
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