Primo marzo: 4,4 milioni di lavoratori in sciopero

Lunedì giornata europea senza immigrati. In tutto il territorio mobilitazioni per chiedere dignità, diritti, integrazione. A fianco delle comunità di migranti, CGIL, CISL, UIL, Comitato varesino per la Palestina e Legambiente

Per dire basta alle campagne di discriminazione. Per invitare a non seguire l’odio. Per far capire che ogni giorno lavorano, studiano e pagano le tasse. Sono tanti i motivi per cui i migranti scenderanno nelle strade e nelle piazze d’Europa lunedì 1° marzo 2010 per la ”24h senza di noi”, la giornata senza immigrati.

Un’iniziativa che vede in prima linea il Comitato Primomarzo Varese. Sì perché proprio dai migranti della Città Giardino è partita l’idea di scegliere il giallo come colore identificativo della manifestazione europea. Il giallo dei fiori che pianteranno in piazza XX Settembre dalle ore 16, dei palloncini che lanceranno e che porteranno delle scuole, del fiocco che indosseranno e che doneranno a chi aderirà alla manifestazione. E con il giallo entreranno anche nelle carceri per cucinare per i detenuti. «Giallo come il sole, la cui luce è sempre la stessa e sotto di essa bianchi o neri rimaniamo sempre uguali. Giallo come il colore neutro, quello che è centrale nell’arcobaleno» spiega Thierry Dieng del Movimento Ubuntu.

Dall’industria all’edilizia, dai ristoranti alle pizzerie, dai campi del sud agli alpeggi del nord, dalle badanti a colf e infermiere: sono 4,4 milioni i migranti che lavorano in Italia. «Noi siamo qui perché il paese ha bisogno di noi – dice Daniel Yapi Yapo portavoce del Movimento Ubuntu– Siamo venuti qui per costruire qualcosa di nuovo, non per delinquere, ma perché nel nostro paese avevamo fame: vogliamo quello che volete voi, i nostri bisogni sono i vostri. Istruzione per i nostri figli, giustizia, comprensione e rispetto». «Non lo facciamo tanto per noi, ma per i nostri figli. Che sono nati e cresciuti in Italia. Che qui hanno fatto l’asilo, le scuole elementari, medie e superiori, e oggi frequentano l’Università. E che domani hanno lo stesso diritto dei vostri figli di avere un lavoro. Io cerco ancora di farmi accettare in qualche modo, ma i nostri figli sono italiani. Oggi lo sono anche io, ma lo devo sempre dimostrare: non deve essere così per i nostri figli».

«Non possiamo stare zitti mentre ci dicono che siamo dei ladri – dice Tourè Mouroutalia, presidente dell’Associazione Togolese – Dobbiamo invece farci conoscere: le nostre usanze, le religioni, i cibi. Per questo lancio un appello agli stranieri: fatevi conoscere!»

Nell’organizzazione della manifestazione, a fianco delle comunità di Senegal, Bangladesh,Togo, Pakistan e Filippine e al movimento Ubuntu, ci sono CGIL, ANOLF-CISL, CISL, UIL, il Comitato varesino per la Palestina e Legambiente. Obiettivo: fare operazione di verità, sfatare giudizi e pregiudizi. Una battaglia fianco a fianco perchè «i loro diritti sono i nostri diritti» afferma la referente di CGIL Varese e per lanciare un appello alla popolazione: quello di «aderire alla richiesta di condivisione degli immigrati» ribadisce Sergio Moia della CISL superando, dice la UIL, «gli stereotipi sull’immigrazione». Solo così si possono abbattere i muri che, secondo Beppe Orlandi del Comitato varesino per la Palestina «hanno sempre peggiorato le situazioni, anche di coloro che quei muri li hanno tirati su».

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Pubblicato il 01 Marzo 2010
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