Studiare musica al liceo sarà ancora possibile?
di Paolo Rossi, senatore del Pd

Il caso eclatante di questi giorni è senza dubbio quello del Liceo Musicale, che il piano scolastico provinciale e la Regione hanno individuato presso il Manzoni di Varese, unica scuola superiore dove da quasi 80 anni si studia la musica e che da oltre un decennio ha avviato addirittura una sperimentazione musicale di ottimo livello, molto richiesta dagli studenti, tanto da obbligare l’istituto ogni anno a selezionare il numero di iscritti.
Il ministero, nel varare la nuova riforma delle superiori, aveva deciso che sarebbero stati 40 i Licei Musicali in tutta Italia e quello di Varese era compreso in questo numero; ma a tuttora il Ministro ha stabilito di avviarne dapprima solo10, poi 22. Nulla perciò nella nostra provincia. Di tutto ciò abbiamo notizie dagli organi di stampa e quindi parlo sulla base di informazioni a disposizione di tutti.
Mi sorge perciò una prima legittima domanda: il parere delle amministrazioni regionale e provinciale è totalmente ignorato e la politica di attenzione al territorio si rivela ancora una volta una non realtà da parte di chi è al governo?
Sulla stampa assistiamo a giorni alterni ad annunci e smentite della concessione del nuovo Liceo.
E’ bene che ciò emerga: rivela lo stato di incertezza al quale sono lasciate famiglie, studenti, docenti. Voci che vanno e vengono non sono un bel biglietto da visita per un progetto di riforma.
Mi chiedo poi come sia possibile che a tre settimane dallo scadere delle iscrizioni alle classi prime superiori le famiglie e gli studenti siano lasciati a brancolare nel buio di una scelta fatta propria da regione e provincia e che però non ha approvazione in sede romana.
Fare delle riforme implica, anche e soprattutto, attenzione alle persone e di queste persone bisogna avere assoluto rispetto.
Non è possibile del resto pensare che il diritto allo studio della musica sia garantito solo in pochissime, limitate province in tutta Italia (in Lombardia solo presso un liceo di Milano ).
E soprattutto mi pare illogico che non si valorizzino le “best pratics”, gli esempi di eccellenza che nella scuola pubblica sono stati avviati grazie a docenti e dirigenti virtuosi, che hanno intuito l’importanza della musica nella formazione dell’individuo con largo anticipo rispetto alle decisioni ministeriali.
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