Vuoi l’agevolazione? paga l’acconto
“E’ una misura assurda e da cambiare, e perdipiù gli esattori sono banca e posta”: Gli impiantisti CNA contro l’acconto di imposta “nascosto” tra le pieghe della Manovra per chi paga le ristrutturazioni con incentivi
Se non interverranno opportune proroghe, dal 1° di luglio verrà introdotta una ritenuta d’acconto del 10% sui bonifici quando il pagamento è fatto per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta. La novità è prevista dall’articolo 25 del decreto e dà un ruolo del tutto inedito a Banche e Poste Italiane (queste ultime nella loro veste di istituto di credito), che assumono diventano così sostituti d’imposta, pur restando dei puri mediatori creditizi tra contribuente e imprese.
È presto per dire quali tipo di deduzioni e detrazioni fiscali potranno essere coinvolte da questa misura, perché a dettare le regole sarà un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate che stabilità anche le modalità di esecuzione di questo adempimento. Sembra tuttavia pacifico che la norma interesserà gli incentivi riguardanti le detrazioni del 36% sul recupero edilizio e quelle del 55 % spettanti a seguito di interventi in materia di risparmio energetico.
Il provvedimento, nelle intenzioni del legislatore, si ripropone due obiettivi. Il primo è permettere al fisco di incassare denaro in anticipo, grossomodo 700 milioni di euro, se si pensa che nel 2009 le due detrazioni del 36% e del 55% sono stata applicate su spese pari circa a 7 miliardi di euro. Il secondo scopo è colpire l’evasione che sembrerebbe continuare ad esistere nonostante il fatto che artigiani, imprese e professionisti coinvolti in lavori edili emettano regolarmente fattura.
È un provvedimento assurdo – ha commentato Gianni Binaghi, presidente dell’Unione impiantisti della C.N.A. di Varese – che rischia di gelare un settore già in sofferenza perché finirebbe per colpire proprio quegli interventi regolari di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico che hanno consentito, negli anni passati, di migliorare e ammodernare il patrimonio edilizio nel nostro Paese, operando alla luce del sole e non in nero.
È una misura punitiva soprattutto per le imprese che lavorano e intendono continuare a lavorare rispettando le regole, che si vedranno togliere liquidità in una fase finanziaria già delicata ed alle quali verrà addossato un nuovo e gravoso adempimento.
Le leggi di incentivazione della ristrutturazione edilizia e del risparmio energetico sono da sempre state gestite nel segno della provvisorietà, una misura come quelle emanata, che alla fine servirà solo per fare cassa, rischia di affossarle o quanto meno di ridurne drasticamente l’applicabilità e di favorire il ritorno, per convenienza, a forme di prestazione parzialmente o totalmente irregolari.
Come associazione di rappresentanza disapproviamo forma e sostanza di questo provvedimento e faremo tutto il possibile per farlo modificare in sede di conversione in legge del decreto.
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