Zucchetti: “Dieci anni ciclici, finiti male”
Per raccontare i primi dieci anni del 2000, l'intervento di sergio Zucchetti, direttore del Cerst - Liuc, il Laboratorio dell'Università Carlo Cattaneo per l'analisi delle politiche di pianificazione e sviluppo territoriale
La fine di ogni anno, così come l’inizio uno nuovo, pone l’esigenza di fare un bilancio di ciò che è stato e contemporaneamente guardare al domani fissando dei nuovi obiettivi. In particolare, con la fine del 2010 sorge spontaneo ricostruire l’evoluzione delle principali variabili che negli ultimi dieci anni hanno maggiormente contribuito a modificare la struttura del “DNA” economico e territoriale della Provincia di Varese.
Il decennio che si sta chiudendo è stato caratterizzato, dal punto di vista economico, da tre differenti fasi di contrazione economica (2000-2001, 2004-2005, 2008-2010), intervallate da due fasi di prosperità e buono stato di salute (2002-2004, 2006-2007); mentre, la struttura sociale ha fatto registrare un saldo positivo complessivo, nella fascia della popolazione attiva, grazie ad in incremento della popolazione straniera.
L’analisi della dinamica della popolazione residente tra il 2000 e 2009 evidenzia come l’intera provincia, ad esclusione del capoluogo e dei comuni confinanti con il Canton Ticino, sia cresciuta complessivamente di oltre il 10%. In particolare, alcuni ambiti territoriali, secondo un andamento nord-ovest sud-est, fanno registrare un aumento della popolazione compreso tra il 10 e 15% e oltre il 15 %; mentre, l’analisi dell’evoluzione della struttura sociale evidenzia, a fronte di un aumento della popolazione inferiore ai 25 e superiore ai 65 anni, una riduzione di oltre il 4% della popolazione attiva (25-65 anni), compensata in buona parte grazie all’incremento di oltre il 125% dal 2003 al 2009 della popolazione straniera residente.
Medesime considerazioni si possono fare sull’evoluzione della popolazione inferiore a 25 anni. Particolare rilevanza assume l’incremento di oltre il 15% dal 2000 al 2009 della popolazione “giovane”, nell’ambito territoriale caratterizzato dal gruppo di comuni a nord di Varese, lungo il Lago Maggiore e quelli afferenti, ad esclusione di Castellanza, alla Valle Olona. Come già evidenziato, particolare rilevanza assume il saldo complessivo della popolazione straniera residente, facendo registrare tra il 2003 e 2009 un incremento di oltre il 125 %, passando da oltre 28.450 residenti nel 2003 a oltre 64.500 nel 2009. Gli ambiti territoriali che fanno registrare la maggior concentrazione sono quelli lungo l’Asse del Sempione del sedime di Malpensa, nonché la grande area urbana caratterizzata dalla conurbazione di Busto Arsizio, Gallarate, Samarate.
L’evoluzione del tasso tra il 2000 e 2009 di disoccupazione provinciale rispetto a quello regionale e nazionale, evidenzia più di ogni altra variabile l’andamento ciclico dell’economia varesina. Seppur con tassi di disoccupazione inferiori alla media nazionale, la provincia di Varese fa registrare rispetto alla media regionale, ad eccezione degli anni 2004 e 2007, un differenziale compreso tra lo 0,5 % e l’1,5%. La crisi economica ha però interrotto un andamento positivo di riduzione della disoccupazione dal 5,02 del 2000 al 2,09 del 2007, mentre l’effetto indotto dalla contrazione economica ha provocato un incremento della disoccupazione sino a raggiungere il tasso massimo registrato in provincia negli ultimi dieci anni e pari al 6,03 % nel 2009.
La crisi economica ha prodotto inoltre una forte contrazione della performance economica. In particolare, se da un lato, il confronto del dato relativo agli ordinativi del comparto industriale tra il IV trimestre 2009 e il I trimestre 2010 mostra sia un cambio di tendenza tra gli ordinativi per la domanda estera, sia un incremento degli ordinativi per la domanda interna; dall’altro lato, il confronto con il medesimo trimestre del 2009 evidenzia una forte riduzione degli ordinativi esteri, come se indicasse una indebolimento delle imprese varesine di competere a livello globale. Un segnale preoccupante, soprattutto se si considerano i segnali di ripresa dei consumi locali e d’incremento dei livelli di produzione del mercato americano e asiatico.
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