“Stangati” tre volte in un giorno solo
"E' un regime poliziesco" lamenta la famiglia D. di Legnano: pass disabili in auto o no, il triplice passaggio in via San Gregorio è costato loro carissimo. Ricorsi respinti e 442 euro da pagare
Il signor Renato D., la moglie Linda e la figlia Sara sono legnanesi, e a causa delle invalidità del primo e dell’ultima, portatori di pass disabili per l’auto di famiglia. In via San Gregorio, all’ingresso della ZTL bustocca, hanno rimediato tre multe in un giorno solo, l’8 dicembre 2009. La telecamera non distingue certo fra disabili e non (quando un semplice apparato RFID nella tessera prima di implementare la sorveglianza elettronica, avrebbe evitato tanti guai, oltre a impedire eventuali duplicazioni e contraffazioni dei permessi ndr), e a marzo sono giunti loro i verbali di pagamento, da 84 euro cadauno; respinto il ricorso amministrativo presso il Prefetto, ora la cifra da pagare è salita a 442 euro. “Ce ne sono altri come noi a Legnano, stangati a questo modo” racconta Renato, che è portatore di protesi. In centro a Busto assumevano di poter accedere per un tratto, posteggiando vicino alla destinazione: durante la giornata sono tornati due volte in loco. Invece, mesi dopo, la brutta sorpresa. “Sono andato al comando dei vigili, dritto dal comandante, chiedendo di togliermi la sanzione”, visto lo status di disabilità. A Firenze, raccontano i D., in una circostanza identica era bastata una telefonata per ottenerne la revoca. “Un’arroganza… Mi hanno detto che non potevano toglierle, mi sono messo a urlare, fino a sentirmi avvertire di possibili conseguenze, figurarsi; ho cercato poi di contattare anche sindaco e assessore ma in comune ci passavano le segretarie”. Quello del controllo così esercitato “è un regime poliziesco” per il signor D., che non esista a rievocare le sue esperienze di viaggi nella Spagna franchista e nella Jugoslavia titoista, entrambi stati di polizia dove persino i turisti si sentivano mille occhi addosso. Oggi gli occhi sono elettronici, vedono benissimo le targhe, e ancora meglio i portafogli. “E’ una questione di principio” dice Renato, “qui si viola la libertà delle persone”. E non c’è nemmeno bisogno di essere invalidi per avere di che lamentarsi di un’intrusione impersonale e implacabile che più che alla sicurezza e al rispetto delle norme, fa pensare alle conseguenze per le tasche.
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