Il pool milanese fa dietrofront, per la Pro Patria è di nuovo notte
Troppo oneroso il buco da coprire e il gruppo imprenditoriale che aveva mostrato interessamento decide di non rischiare. Ora si fa veramente dura per i colori biancoblù rimanere nel calcio professionistico nonostante il secondo posto in classifica
A Roma sorridono per l’arrivo dello zio d’America che salva la società e a Busto piangono. L’ufficialità è arrivata nella serata di martedì: il pool milanese fa un passo indietro di fronte alla situazione debitoria della Pro Patria e rinuncia a prendersene carico. E’ dunque fallito anche questo tentativo di salvare la gloriosa società calcistica che si avvia di nuovo verso il pericoloso burrone del fallimento nonostante sia lì a lottare per la promozione in Prima Divisione. La lunga attesa dei tifosi, ormai pronti ad alzare le braccia di fronte ad un nuovo traguardo, è stata spezzata nel modo peggiore. Eppure la Pro Patria un padrone ce l’ha ma è come avere Don Chisciotte alla guida dell’Armata Brancaleone. Da Massimo Pattoni, infatti, si attende ancora il comunicato con il piano di rientro e i nuovi contratti.
La notizia è rimbalzata anche in consiglio comunale ieri sera ma dal sindaco nessuna parola. L’unico a parlare è Alberto Armiraglio, il più legato ai colori biancoblù, ma non può far altro che scuotere la testa e sibilare: «Non perdiamo comunque la speranza, domani proveremo a risentire l’imprenditore romano – ma di origini bustocche – che fino a ieri aveva detto di essere interessato». Adesso i conti sono verificati e sicuri al centesimo e si parla di 3 milioni di euro da sobbarcarsi solo per chiudere la stagione in corso in regola». La vittoria di domenica con la Sambonifacese non ha ridato fiato all’entusiasmo suscitato nelle settimane scorse.
Sul campo resta lo spirito di chi il calcio lo vive da dentro e ha saputo, comunque, regalare fino a qui una stagione emozionante ed esaltante. Restano anche le collette dei tifosi, la capacità di dimostrarsi uomini veri da parte della squadra intera e del mister, i gesti eclatanti come quello dell’occupazione. Niente di più? Si starà chiedendo qualcuno. Questo è il calcio, gli risponderebbero in coro i 1200 dello Speroni e gli 11 combattenti in campo.
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