Pro Patria, Guardia di Finanza a caccia dei bilanci
Gli uomini della compagnia di Busto hanno perquisito gli uffici di Pattoni e della società che fa capo ai Tesoro. I nuovi compratori tra il pubblico?
I bilanci della Pro Patria entrano nel mirino della Guardia di Finanza di Busto Arsizio. Nei giorni scorsi personale delle Fiamme Gialle di Busto Arsizio ha fatto visita alla residenza di Massimo Pattoni e alla sede di una delle società di Savino Tesoro in cerca di documenti per effettuare una verifica fiscale. Il fascicolo aperto dalla Procura di Busto Arsizio produce i primi effetti dopo le tante polemiche dei mesi scorsi e i tanti misteri celati dietro il passaggio di proprietà delle quote societarie dell’Aurora Pro Patria, una società presa dopo un fallimento per bancarotta fraudolenta due anni fa (l’immagine si riferisce al maggio 2009) e ora di nuovo protagonista di un’idagine effettuata dalla gdf bustocca. Poco altro è trapelato dall’ambiente societario.
Dell’amministratore unico della società non si sente più parlare da qualche giorno. Dopo le liti con squadra, presidente e staff, dopo i fischi dei tifosi, dopo l’occupazione dello stadio e dopo l’invito a farsi da parte del sindaco Farioli ancora non c’è una nota ufficiale di Pattoni come perdura il silenzio da parte di Savino Tesoro. Che l’agente immobiliare non abbia i numeri per poter andare avanti lo si era già capito da un pezzo ma il beneficio del dubbio è stato concesso anche dalle istituzioni, almeno all’inizio. Dopo circa tre mesi, infatti, sui conti correnti dei dipendenti non si è visto praticamente nulla e nonostante questo nessuno, tranne un paio di pezzi pregiati del parco giocatori, se n’è andato continuando a giocare fino a ieri sera, contro la Pro Vercelli.
L’ultima speranza, prima che il fallimento si mangi tutto quello che rimane, è il nuovo salvatore della Pro, l’ennesimo papa straniero che non vuole uscire subito allo scoperto per prendere in mano la tradizione calcistica di Busto sperando che sia la volta buona. Pare che, ieri sera, oltre ai tanti osservatori ci sarebbero stati anche i diretti interessati all’acquisto della società (e dei suoi debiti) o almeno loro emissari.
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