Bossi: «Un futuro con Berlusconi? Vedremo»
Da Pontida una stoccata al premier:«Il sostegno della Lega a Berlusconi potrebbe finire con le prossime elezioni politiche, dipende se accetterà o meno le nostre proposte». E poi parla di tasse e di Libia
L’agenda di governo, la missione in Libia, ma anche il futuro politico della Lega. L’intervento di Umberto Bossi a Pontida tocca tutti i nodi più attesi, a partire dall’alleanza con Berlusconi che viene messa più volte in discussione: "Non è mica detto che alle prossime elezioni andremo con lui, dipenderà dalle scelte che verranno fatte. L’alleanza con Silvio potrebbe finire, se non ascolterà le nostre proposte". E poi, in chiusura del suo intervento: "Anche se qualcuno si illude che ci siamo indeboliti, noi possiamo andare da soli quando vogliamo e saremo noi a scegliere con chi allearci. In Italia in questo momento è quasi fatale che la gente voglia cambiare, storicamente ogni 15 anni c’è un vento nuovo che soffia sulla politica, e d’altra parte il governo ne ha fatti tanti. Ma non vogliamo dare niente per scontato, non ci prendiamo la responsabilità di far andare in malora il paese: decideremo tutti assieme, sul territorio, se con Berlusconi c’è un futuro oppure no".
MINISTERI A MONZA – Passaggio fondamentale, come già anticipato, la richiesta dello spostamento dei ministeri in Lombardia: "Berlusconi aveva già firmato, ma poi si è c… sotto". Bossi, che ha ricevuto dal sindaco di Monza Marco Mariani una targa celebrativa del "nuovo" ministero e le chiavi di Villa Reale, ha poi aggiunto: "Non ha senso avere un ministero dell’Industria a Roma, deve essere dove ci sono le fabbriche e non dove c’è la cultura della burocrazia. E poi vogliamo venire in Brianza anche per dare un segnale contro la mafia. Il mio ministero e quello di Calderoli verranno sicuramente in Lombardia, ma c’è un posto anche per Giulio Tremonti e uno per Roberto Maroni, lo aspettiamo". Ma il ministro dell’Interno, su questo punto, mantiene un rigoroso silenzio. E il Senatur conclude: "Venite a trovarci a Monza, non spaventatevi, sarete tra amici".
MENO TASSE – Le richieste al governo, per il resto, riguardano soprattutto la politica economica: "La pressione fiscale ha superato ogni limite – dice Bossi – bisogna abbassare le tasse. La gente ha bisogno di mandare i figli a scuola, di comprare scarpe e vestiti. I soldi si possono trovare: per esempio basterebbe chiudere le missioni di pace o di guerra, risparmiare sui costi della politica, dimezzare il numero dei parlamentari, che costano troppo e ostacolano il corso delle cose. Non è un problema che si possa risolvere schiacciando un pulsante, ma caso per caso bisogna agire e intervenire. E poi Tremonti deve lasciar stare i comuni virtuosi del Nord: in questo momento troppi comuni hanno miliardi di fondi bloccati dal patto di stabilità, bisogna riscriverlo in modo che possano spendere i loro soldi e pagare i debiti agli artigiani e alle piccole imprese locali". La scure del leader leghista si abbatte poi su Equitalia: "Già martedì vareremo un decreto che mette dei paletti alle azioni di sequestro. La gente si è vista portare via la casa o l’auto, ai contadini sono stati sequestrati i trattori, la stalla, le mucche: evidentemente c’è qualcosa di sbagliato, di esagerato che neppure la sinistra era riuscita a fare. Dobbiamo stare vicini alla gente, i cittadini non sono schiavi, anche quando sono debitori dello stato".
L’URLO DI PONTIDA – Il pubblico scalpita e interrompe il discorso del leader al grido di "Secessione", Bossi abbozza: "Questo è il risultato se si va avanti a usare il Nord come un somaro per trascinare una macchina costosissima". Poi rassicura la base: "Il prossimo sarà un anno in cui l’identità padana tornerà a prendere il volo, ci sarà una grande battaglia e nessun magistrato potrà fermare un popolo in cammino. Vedrete che farò qualche cambiamento anche all’interno della Lega: qualcuno che pensava di essere chissà che cosa si accorgerà che nel nostro partito abbiamo dei principi, premiamo chi sa lavorare in mezzo alla gente".
CENTRALISMO – Tra gli argomenti caldi non manca naturalmente il federalismo fiscale: "Siamo ancora schiavi del centralismo romano, ma noi per la prima volta siamo riusciti a farlo saltare. Una volta si dava tutto a tutti i cittadini sul territorio nazionale, oggi non è più possibile. I principi universalistici vanno rivisti, bisogna tener conto della realtà economica. Alla fine hanno ridotto il Nord a pagare per tutti: le cose devono cambiare, non è possibile che chi lavora e paga abbia lo stesso di chi non lavora e non paga". E una frecciatina arriva anche al Presidente della Repubblica. "Napolitano mi aveva detto: Umberto, ti aiuto io ad andare contro il centralismo. Ma solo a parole, invece la realtà è che dobbiamo farlo da soli".
QUOTE LATTE – Infine le quote latte e l’allevamento: "Agricoltori, i truffati siete voi – incalza Bossi – non basta venire a Pontida con i trattori, bisogna andare fuori dal Parlamento a prendere quei farabutti che vi trattano da ladri, come Casini". E il ministro Roberto Calderoli annuncia: "Con la prossima finanziaria applicheremo la legge Marzano anche alle aziende agricole, altrimenti dovrebbero pagare 11 miliardi allo stato, il che significherebbe la chiusura. E poi andremo anche in Europa: le indagini hanno dimostrato che il calcolo delle quote latte era sbagliato, forse non riusciremo a farci ridare i soldi della multa ma almeno la riassegnazione delle quote è doverosa. Dietro a tutto questo c’è qualcuno che non vuole farci bere il nostro latte e mangiare i nostri prodotti, vogliono portarceli da qualche altro paese dell’Europa o del mondo per farci prendere l’escherichia coli: io voglio mangiare padano!".
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