Brunetta e il film della notte dei cretini
Una riflessione sulla vicenda mediatica che riguarda il ministro. La potenza di Repubblica on line e della rete. Il pressappochismo e i trucchi di Sechi
Forse vale la pena di fare una riflessione sul caso Brunetta, che ancora una volta non ha mancato di mostrare quanto possa essere arrogante il potere e non si è fatto scrupolo di dare del cretino a dei cittadini che lo contestavano.
Come dire un pezzo di Stato che dà del cretino a dei cittadini. Eh sì perché in quel momento il ministro parlava non in quanto signor Brunetta docente della cattedra xy della facoltà xy di Roma, ma come ministro… Ex cathedra, verrebbe da dire. E i cittadini si saranno detti: se un ministro della Repubblica può insultare, noi, che abbiamo molte meno responsabilità, perché non possiamo farlo.
Sia ben chiaro l’insulto è insulto e va condannato da chiunque arrivi. Ma ci sono pure ruoli e ruoli. E chi ha più responsabilità si presume abbia più saggezza e senso della dignità del ruolo. Fin qui una questione di buonsenso e buona educazione istituzionale.
Il ministro Brunetta ha talmente sbagliato che persino il suo amico Sechi, direttore di un giornale a carattere poco più che regionale con appena 43 mila copie vendute, nel difenderlo lo demolisce. “L’errore di Brunetta – scrive Sechi nel suo approssimativo e confuso “editoriale” del 29 luglio – è quello di non accettare il dato di fatto che con i fischi non c’è alcuna speranza di dialogo. Lui, trascinato dal carattere, reagisce abbassando il suo linguaggio a quello dell’interlocutore. Passa all’insulto. Errore. È un ministro della Repubblica, deve sopportare, anche stoicamente, e tenere alto il livello del dibattito. Deve ignorare. Deve incassare. E ripartire.
Regola numero uno del giocatore di biliardo: calma e gesso. Chi spezza in due la stecca, alla fine perde la partita. È anche la regola di ogni buon dibattito pubblico, radiofonico o televisivo. Essere di ghiaccio. Caldi fuori. Freddi dentro. Ragionare contro chi urla. Smontare con la logica chi ti assale a colpi di decibel”. Come dire: fai un altro mestiere. Fin qui la questione arroganza-potere.
L’aspetto più interessante però del caso Brunetta è quello mediatico. Ora tutti sanno che Repubblica on line è il primo giornale sulla rete ed è una sorta di corazzata. Eppure devo confessare che questa volta, che ho visto all’opera, diciamo da vicino, la sua potenza è stata impressionante. Repubblica si è accorta che un video di Tusciaweb su Youtube stava andando bene come numero di visualizzazioni. Lo ha preso, lo ha valutato, l’ha schiaffato in prima pagina, come seconda notizia subito dopo la crisi, e tutto il mondo dei media non ha potuto fare a meno di prenderlo in considerazione.
Intanto l’altra potenza mediatica, la rete, andava avanti con Youtube, Facebook, Twitter, migliaia di blog e centinaia di testate giornalistiche. Con il video prodotto da Tusciaweb che ha totalizzato complessivamente alcune centinaia di miglia di visualizzazioni. Solo lo spezzone ripreso da Repubblica ha totalizzato centinaia di migliaia di visualizzazioni. Su Youtube si è arrivati a oltre le 140mila, se si contano le repliche “piratate”.
A quel punto, quando tutto il Paese parlava dell’ennesima smarronata del ministro, perfino le tv hanno dovuto chinare la testa alla rete. Quasi tutti i tg hanno dato notizia della vicenda imbarazzante per il governo e la maggioranza, con tanto di visione del video di Tusciaweb. E si è arrivati, quindi, a milioni di visualizzazioni. Il giorno dopo molti giornali cartacei parlavano del caso Brunetta, soprattutto quelli di fede berlusconiana. Un segno ulteriore, forse, di lotta interna alla maggioranza. Come dire una valanga, che al signor Sechi abituato alle piccole cifre dei suoi lettori può dare fastidio, ma che in realtà disegna nuovi rapporti di forza all’interno del mondo della comunicazione. Con la rete sempre più centrale e potente. E con la stampa cartacea, finanziata in vario modo dallo Stato non si sa per quale ragione, sempre meno influente.
Questo è il mondo nuovo, chi non lo comprende è fuori. E il direttore Sechi nel suo “editoriale – cronaca” dimostra di non sapere neppure di cosa parla. Il buon Sechi lo svela subito che per lui la rete è una cosa lontana e misteriosa, a meno di non mettere in dubbio le sue capacità di cronista e giornalista.
C’è poi una questione a cui tengo particolarmente: la questione epistemologica.
Chi fa il giornalista dovrebbe avere una mezza idea della questione. E soprattutto dovrebbe avere un minimo di umiltà per capire che se la conoscenza scientifica è su palafitte, quella del cronista non può che esserne un’ombra. E invece Sechi che fa? ci racconta “come sono andati i fatti”. Non come lui li ha percepiti. No, lui, in barba a un secolo di riflessione filosofica, sa “come sono andati fatti”. Sa la verità, capite. Lui, che si dice a parole liberale, conosce la verità.
Altro che Marx, altro che Hegel, qui abbiamo uno ancora più totalitario nel modo di pensare. A Sechi, che ama i libri, suggerisco di dare uno sguardo alle prime pagine di un libretto, che ho amato e amo molto, scritto da un liberale vero come Dario Antiseri: Liberi perché fallibili, edizioni Rubbettino. Costa poco, ma vale molto. Ecco quel piccolo e geniale manifesto del pensiero liberale gli potrebbe far comodo.
Il video integrale dell’intervista a Brunetta
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