Conto alla rovescia per il decreto anticrisi. Prelievo sugli stipendi superiori a 90 mila euro
Il Consiglio dei ministri è previsto per questa sera alle 19. Doppio prelievo di solidarietà : retribuzioni superiori a 90 mila euro e aliquote Irpef dal 41%
È il giorno più lungo per il Paese e il Consiglio dei ministri è previsto per questa sera, 12 agosto, alle 19. Servono ancora tanti condizionali, ma la manovra contenuta nel decreto inizia ad avere dei contorni abbastanza precisi, anche perché non c’è più tempo e prima o poi (soprattutto a mercati chiusi) il governo dovrà spiegare nel dettaglio i provvedimenti anticrisi.
Patrimoniale sì patrimoniale no – Il Governo avrebbe previsto un doppio contributo di solidarietà a carico del ceto medio-alto, che sarebbe di natura permanente come chiesto da Bruxelles e dalla Bce. Il prelievo riguarderebbe le retribuzioni dei dipendenti del settore privato. Si interverrebbe a partire dai 90 mila euro con un taglio del 5% per la parte eccedente i 90 mila euro, del 10% oltre i 150 mila. Per gli autonomi la maggiorazione scatterebbe a partire dall’aliquota del 41% che si applica ai redditi superiori a 55 mila euro.
Pensioni – Non ci sarà l’intervento temuto. La manovra, a partire dal 2015, sull’età di uscita delle donne nel privato, si stopperanno inoltre i pensionamenti anticipati. Il recupero delle risorse necessarie per ridurre il deficit verrebbe affidato principalmente alla delega per la riforma dell’assistenza. Da lì arriverebbero 20 miliardi entro il 2013.
Ministeri e liberalizzazioni, varie ed eventuali- I tagli ai ministeri dovrebbero fruttare 4 miliardi di euro. Allo studio del governo la privatizzazione dei servizi pubblici locali, la liberalizzazione delle professioni, l’accorpamento sulla domenica delle festività non religiose, maggiore flessibilità per il mercato del lavoro, tassazione di tutte le rendite finanziarie al 20% e nuove misure contro l’evasione fiscale, con sanzioni pesanti per i professionisti che non emettono la fattura. C’è n’è anche per il federalismo che nel 2012, con la nuova imposta municipale unica (Imu), i costi standard per la sanità e la possibilità per i governatori di manovrare addizionali Irpef e Irap. Per i Comuni più piccoli, oggi obbligati ad associare alcune funzioni, scatterebbe invece l’obbligo di procedere a delle vere e proprie «unioni».
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