Non importiamo prodotti dalla Cina, ma esportiamo innovazione
La Mazzucchelli, azienda leader nella produzione di acetato di cellulosa, ha tre stabilimenti in Cina e 2000 dipendenti di cui solo un quarto lavora in Italia
La Mazzucchelli, azienda leader nella produzione di acetato di cellulosa, ha tre stabilimenti in Cina e un rapporto commerciale con l’oriente iniziato quando la globalizzazione non era ancora una preoccupazione per le imprese italiane. Il primo stabilimento, l’Hua Yi Plastic, viene aperto a Shenzhen nel 1996; mentre nel 2000 vengono costituite la Jebsen-Mazzucchelli China Ltd e la Tectonic Hk ltd. L’azienda di Castiglione Olona, nei dieci anni a seguire, porta avanti una strategia precisa di acquisizioni sia sul fronte orientale che su quello occidentale con l’obbiettivo di diventare leader del mercato dell’acetato di cellulosa: tra il 2001 e il 2004 viene acquisito il pacchetto di maggioranza della Shanghai Da–Shen, compartecipata da cinesi e giapponesi, specializzata nella produzione di acetato da blocco. Nel 2002 viene costituita una nuova società, la Ma Shuo Plastics Shenzhen, che segna l’avvio della produzione di granuli di acetato in Cina. Nel 2010 stabilisce un accordo con l’americana Eastman Chemical, per la produzione congiunta che culminerà con la costituzione della “Eastman –Mazzucchelli China Ltd”.
«Noi non importiamo dalla Cina – spiega Giovanni Orsi (foto sopra), presidente della Mazzucchelli – ma esportiamo ciò che produciamo in Italia perché la nostra anima è l’innovazione».Negli anni ’60 l’azienda di Castiglione Olona ha circa 3 mila dipendenti e una scuola professionale che sforna le maestranze necessarie alla produzione. Puo’ anche vantare, sull’esempio di Adriano Olivetti, un centro di ricerche estetiche, il «Polimero arte», dove i più famosi artisti vengono chiamati a cimentarsi con le potenzialità creative della plastica. Le opere vengono esposte anche alla Triennale di Milano e oggi arricchiscono la collezione del Map, il museo di arte plastica a Castiglione Olona, in una splendida corte nel cuore dell’antico borgo, già «isola di Toscana».
Attualmente i dipendenti sono circa 2mila, di cui solo un quarto lavora negli stabilimenti italiani. La Mazzucchelli il personale lo forma in azienda con i tempi che richiedono lavorazioni in cui l’esperienza sul campo ha ancora un ruolo fondamentale. «Non è semplice – conclude Orsi -. In Italia c’è un saper fare che non puoi esportare e noi abbiamo una produzione industriale che ha un’anima artigianale stratificata nel tempo. Per formare un lavoratore, in modo che sia in grado almeno di iniziare, ci vogliono nove mesi. Per acquistare la sensibilità nell’accostamento dei colori e nel taglio del materiale ci vuole molto più tempo».
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