Comuni a secco ma Fontana è scettico sull’Ici
l presidente di Anci Lombardia: “Cittadinanza agli stranieri? Decida il Parlamento, ma non mi sembra corretto diventare italiano solo per un fatto fisico in questo momento di carenza occupazionale”.
«Il ritorno all’Ici sulla prima casa è sbagliato perché colpisce in modo indistinto un bene di tutti, ma sono favorevole ad una imposta che consenta una reale autonomia impositiva dei Comuni. Sono pronto a collaborare con il nuovo governo purchè si vada verso la realizzazione di un federalismo compiuto». Lo ha sottolineato il presidente di Anci Lombardia Attilio Fontana aprendo i lavori del inaugurale della decima edizione di Risorse Comuni dedicato al tema "L’Autonomia dei Comuni per uscire dalla crisi".
Il presidente di Anci Lombardia, pur dando credito al nuovo esecutivo si è detto perplesso del fatto che «si è parlato di reintroduzione dell’Ici e di abolizione delle province senza un progetto di riforma complessivo. Bisognava – è la sua convinzione – partire dalla carta delle autonomie e dalla definizione delle funzioni e delle risorse».
Secondo Fontana il problema è che non si capisce che finalità avrà la nuova ICI . «Sarà la sostituzione dell’Imu per la stessa ragione o sarà qualcosa di aggiuntivo? E soprattutto in cambio non ci saranno i trasferimenti ai Comuni utilizzati negli anni scorsi per sostituire l’ICI? – si è chiesto il sindaco di Varese -. Per questo bisogna capire se dietro questi ragionamenti del governo Monti c’è un progetto più ampio o se sono sole cose buttate per fare cassa».
Quanto al patto di stabilità Fontana ritiene che il nostro Paese debba farsi sentire di più a livello europeo. «Così come è immaginato rischia di diventare un vincolo insuperabile per il rilancio dell’economia, con i Comuni che non possono spendere più nulla. Di certo il nostro comparto ha fatto molti sacrifici in questi anni, mentre altri settori iniziano solo adesso a fare risparmi, la rigidità va accentuata su di loro».
Infine il presidente di Anci Lombardia si mostra freddo sull’ipotesi di una nuova legge per la cittadinanza caldeggiata ieri dal Capo dello Stato. «Ci sono le costituzione e le leggi che vanno rispettate e se il Parlamento decide di cambiare la Carta allora se ne può parlare – afferma a margine del convegno -. Cambiare la regola dello ius sanguinis lo trovo sbagliato ed ingiusto. Se uno si sente italiano ha nella vita tante possibilità di dimostrarlo e di diventarlo. Ma che lo diventi solo per un fatto fisico – sottolinea il presidente di Anci Lombardia – non mi sembra corretto specie in questo momento di assoluta carenza di lavoro».
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