Progetti e lavoro per i detenuti. Ma al Miogni mancano gli spazi
Da vent'anni la cooperativa Giotto di Padova propone progetti di reinserimento. Il suo direttore ha visitato il carcere varesino con una delegazione "trasversale" di politici
«Il carcere può essere un problema per la città oppure un’opportunità». La differenza, secondo Nicola Boscoletto, direttore della cooperativa sociale Giotto di Padova impegnata da anni in progetti per il reinserimento lavorativo dei detenuti, sta nella voglia di intraprendere un progetto per la comunità. Su invito del cappellano della struttura, don Marco Casale, Boscoletto ha condiviso con i responsabili del carcere varesino la sua esperienza. Una sorta di "consulenza" di buona pratica che ha l’obiettivo finale di portare a Varese delle possibilità di lavoro per i detenuti grazie anche alla collaborazione con le aziende del territorio.
Alla visita, su invito del sacerdote, hanno partecipato anche alcuni politici: l’assessore regionale Raffaele Cattaneo, il sindaco di Varese Attilio Fontana, il vicesindaco Carlo Baroni, l’assessore provinciale Piero Galparoli, il consigliere regionale Alessandro Alfieri e il consigliere comunale Giovanni Chiodi.
Nel caso varesino le proposte di reinserimento hanno però un grosso limite, la struttura, che oltre ad essere sovraffollata non dispone di luoghi adeguati. «La mancanza di spazi è un punto di debolezza dei Miogni – ha commentato l’assessore regionale Cattaneo – dovremo studiare come ricavare nuove aree da destinare ai laboratori. La finalità è importante: i dati ci dicono che il tasso di recidività di chi partecipa a percorsi di inserimento al lavoro è dell’1 per cento, per gli altri del 68». Nella casa circondariale varesina i detenuti sono 119 e sarebbero circa 50 (quelli che hanno già ottenuto una sentenza definitiva) i potenziali destinatari di progetti di questo tipo. «I problemi del carcere di Varese rimangono una costante – ha detto il consigliere regionale del Pd, Alessandro Alfieri -. Bisogna trovare una nuova sede o, se rimane qui, investire per dotare la struttura dei servizi minimi necessari». A chi spetta farlo? «L’adeguamento dipende dal ministero – ha detto in breve il sindaco Fontana -. E per il momento quella di Varese non è stata inserita tra le carceri prioritarie».
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