Riss(e) inaugura nel segno del vuoto
Cesare Pietroiusti e Marion Baruch hanno inaugurato il nuovo spazio nello studio di Ermanno Cristini
Sabato 29 ottobre nello studio di Ermanno Cristini, si è inaugurato ZERO Pa, il primo degli appuntamenti del nuovo progetto riss(e). ZERO Pa ha presentato un lavoro performativo di Cesare Pietroiusti, già realizzato al MAXXI di Roma lo scorso anno in una forma diversa, e Une chambre Vide di Marion Baruch.
Per un incontro interamente dedicato al vuoto Cesare Pietroiusti ha impegnato tre persone diverse in tre tempi diversi a rimanere chiusi per tre ore nello spazio vuoto di riss(e) elencando in modo quasi maniacale su dei fogli tutto quello che si poteva vedere in uno spazio vuoto. Sabato il pubblico ha potuto verificare come in realtà la nozione di vuoto assoluto sia solo ipotetica perché ogni persona costruisce dei suoi percorsi di visione a seconda della sua sensibilità.
Marion Baruch invece ha invitato i visitatori a sedere per terra con lei nello spazio vuoto e a considerare il vuoto come un’opportunità capace di valorizzare le relazioni e lo scambio.
Il vuoto si è così riempito di incontri, parole, gesti, silenzi; una condizione feconda che implica il bisogno di ritrovare un senso dell’essere proprio a partire dal superamento delle consuetudini spaziali e temporali.
ZERO Pa
29 ottobre-‐ 15 novembre 2011
Tutti i giorni su appuntamento: 335 8051151
IL PROGETTO
Non c’è etica senza riattribuzione del senso e non c’è senso senza ripensamento del valore del fare.
Non c’è etica senza riattribuzione del senso e non c’è senso senza ripensamento del valore del fare.
Riss(e) nasce così. Oggi la realtà è talmente cruda da non consentire perbenismi. Dunque un terreno di confronto fuori dai limiti. E poi “Riss” in tedesco è “fessura”, “crepa”, “squarcio”; e dalla crepa entra la luce. È valicando i limiti che si può riattribuire un senso al fare e più nello specifico al fare artistico. Non è cosa nuova, ma forse ora assume il valore di un’emergenza imprescindibile. Valicare i limiti è varcare i confini: è l’attitudine del viandante. Senza mappa, senza meta, senza ritorno; perché l’unica meta è il ricominciare ad andare via.
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