Le riforme? Possono farsi a costo zero
Chiarelettere pubblica l’ultima opera di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
«Nonostante da oltre un decennio l’Italia cresca meno dell’Europa e la necessità delle riforme venga sentita da tutti gli italiani e conclamata da tutti i politici, le riforme non si fanno. Quale che sia il colore politico dei governi, quale che sia la congiuntura». Questa è la tesi di apertura dell’ultimo libro di Tito Boeri e Pietro Garibaldi “Le riforme a costo zero” (Chiarelettere, 13 euro).
Oggi stiamo pagando il prezzo delle mancate riforme, che aggravano ancora di più quanto deriva dalla grande crisi finanziaria del 2008 e da quella successiva del debito pubblico. «Esistono moltissime riforme che si possono fare senza aumentare di un solo euro il debito pubblico», sostengono gli autori. «Sono le cosiddette riforme a costo zero, il tema alla base di questo libro». Certo, non esauriscono il campo delle riforme possibili e desiderabili, ma costituiscono alcuni esempi di come si può riformare, nonostante ci si trovi in piena crisi del debito pubblico. Proposte fatte guardando soprattutto i giovani, coloro i quali si troveranno a pagare la montagna di debito pubblico accumulato durante la grande recessione e la crisi dell’euro. «Saranno loro a darci il nuovo motore di cui avremo bisogno per far ripartire l’economia».
Facciamo qualche esempio tra le dieci proposte.
1. La transizione dalla scuola al lavoro andrebbe favorita attraverso due cardini fondamentali: un contratto unico di lavoro e l’apprendistato universitario. Se venissero istituiti corsi di laurea sotto forma di apprendistato, metà dei crediti verrebbe acquisita in università e metà in azienda, in accordo con un certo numero di imprese locali. Andrebbe però posta molta importanza ai controlli incrociati tra università e aziende, affinché vengano assolti gli interessi formativi e non si verifichino abusi, per cui gli studenti vengano utilizzati come manodopera a basso costo.
2. Un’altra proposta prende in considerazione l’accordo raggiunto a fine giugno tra sindacati e Confindustria. Ci vorrebbe un contratto unico che preveda la garanzia di diritti minimi non derogabili per tutti (collaboratori e dipendenti), riguardo la disciplina dei licenziamenti, la previdenza sociale e il salario minimo garantiti per legge.
3. Le professioni andrebbero liberalizzate e dovrebbe aumentare la trasparenza degli ordini professionali. Purtroppo, questi ultimi sono molto spesso rappresentanze di interessi. Veri e propri sindacati, pronti a bloccare sul nascere ogni misura che aumenti la trasparenza e la concorrenza. Che andrebbe invece aumentata. Andrebbe migliorata la selezione, e si dovrebbe evitare di proteggere solo chi ha una posizione consolidata nella professione.
4. Estensione a tutti del metodo contributivo ai fini pensionistici. Si daranno così alle famiglie maggiori opportunità di ricostruire, prolungando la vita lavorativa, i patrimoni intaccati dalla crisi. Lavorando più a lungo, possiamo ridurre la pressione fiscale che grava sui giovani e aumentare le assunzioni e il rendimento dell’istruzione tra chi ha meno di 24 anni.
5. Selezione della classe dirigente, proposta per avere meno politici al fine di sceglierli meglio e fare in modo di evitare che il politico abbia più redditi.
Si tratta, in definitiva, di investire in riforme che cambino il funzionamento della nostra economia, i meccanismi di un paese ingessato, per tornare a crescere.
TAG ARTICOLO
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
PaoloFilterfree su “Ho sfiorato il cielo”: Paolo De Chiesa racconta la sua vita dalle vittorie sugli sci al colpo di pistola al volto
PaoloFilterfree su La presidenza come feed
Viacolvento su Gli aumenti nelle rette e il rischio-defezioni alla Fondazione Scuole Materne di Gallarate
Felice su Sosta selvaggia sulla Superstrada di Malpensa, 61 sanzioni per gli "aspettoni"
Felice su «Ai ragazzi servono spazi, costruiamoli insieme», a Varese 400 persone sfidano il freddo alla Marcia per la pace
BarbaraFede su Sosta selvaggia sulla Superstrada di Malpensa, 61 sanzioni per gli "aspettoni"










Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.