In frontiera seduti su 50 chili d’oro
I lingotti impacchettati in carta di giornale, erano nascosti sotto i sedili di una Mercedes. In azione i "cacciavitisti" della Finanza. Nei guai padre e figlia, varesini: lui gestisce un esercizio di alimentari
Si dice: i giornali del giorno dopo son buoni per incartarci il pesce. Non è vero: talvolta le cose cambiano, e i fogli servono per qualcosa di un po’ più nobile, come 50 chili d’oro, per esempio, trovati sotto il sedere di padre e figlia nei pressi della dogana di Chiasso.
Proprio così: una vera e propria fortuna – valutata circa 2 milioni di euro – trovati oggi, 18 giugno, sotto i sedili di un’auto.
La cronaca è questa. Una pattuglia di finanzieri del gruppo di Ponte Chiasso, durante l’attività di controllo di “retrovalico”, ha intercettato e fermato in città un’autovettura Mercedes “Classe A” guidata da un cinquantenne imprenditore varesino che viaggiava in compagnia della figlia ventenne.
A prima vista i finanziari non trovano nulla. Ma i militari fanno qualche domande e per tutta risposta notano nell’atteggiamento di papà e figlia qualcosa di strano, che li insospettisce e fa scattar loro – come dicono i militari – “la molla dell’esperienza”.
I due sono vengono accompagnati in caserma per un approfondimento, e l’auto viene passata al setaccio della squadra “cacciavitisti”: si tratta di militari specializzati nel trovare nascondigli e parti nascoste nei veicoli.
Ed in effetti il doppio fondo è saltato fuori: un vano ricavato sotto uno dei sedili dell’auto da
cui i finanzieri hanno estratto, in bell’ordine, dieci involucri contenenti numerose
verghe di oro, per un peso complessivo di 50 Kg. e un valore di oltre 2 milioni di euro.
Il metallo prezioso, privo di qualsivoglia attestazione circa provenienza e grado di
purezza, era confezionato in comune carta di giornale avvolta con nastro adesivo, in
blocchi da cinque chilogrammi ciascuno. Le analisi effettuate su un campione del metallo, hanno confermato: oro superiore ai 18 carati.
Né l’uomo, titolare di un negozio di alimentari in provincia di Varese, né la figlia hanno
fornito spiegazioni o dimostrato la legittima provenienza dell’ingente quantitativo del
prezioso metallo. Pertanto, i due sono stati denunciati a piede libero alla locale Procura
della Repubblica per il reato di contrabbando (art. 282 del D.P.R. n. 43/73) e l’oro e
l’autovettura sono stati sottoposti a sequestro.
Sono ora in corso le indagini per accertare provenienza e destinazione del metallo prezioso.
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