Enrico Bonfanti, il rivoluzionario dimenticato che guidò la Varese liberata
Un libro riporta alla luce la storia del primo sindaco del dopoguerra: operaio, comunista, partigiano. Nell'incontro del 10 marzo la storia di una vita tra carcere, Spagna e Resistenza
C’è una storia che Varese ha quasi dimenticato: è quella di Enrico Bonfanti, il suo primo sindaco che il 25 aprile 1945 si trovò a governare una città liberata dai partigiani, segnata dai bombardamenti e dalle macerie morali del fascismo.
Un uomo che prima di sedere sulla poltrona da primo Cittadino aveva combattuto in Spagna, conosciuto il carcere e il confino, resistito con le armi in pugno nella 121ª Brigata Garibaldi.
A riportare alla luce questa figura misconosciuta è il libro “Da rivoluzionario professionale a Sindaco” di Enzo Laforgia, edito da People, che verrà presentato martedì 10 marzo alle 18 a Materia Spazio Libero, alla presenza dell’autore e di Rocco Cordì, presidente della Sezione ANPI “Claudio Macchi” di Varese e autore della prefazione.
Una storia che inizia con un atto di disobbedienza
La storia di Bonfanti inizia con un atto di disobbedienza. Quando il Comitato di Liberazione Nazionale lo nomina sindaco di Varese, contravviene deliberatamente alle disposizioni del governo provvisorio Bonomi, che riservava ai Prefetti il potere di nominare i primi cittadini.
«Una trasgressione dal forte significato simbolico finalizzata ad affermare, nella nuova fase storica, il ruolo primario del Comitato di Liberazione Nazionale conquistato sul campo, particolarmente in Alta Italia» spiega Cordì nella prefazione al volume. Da Milano a Torino, da Firenze a Venezia, fu il CLN a scegliere i sindaci della Liberazione.
Dal confino alla guerra di Spagna
Ma chi era davvero Enrico Bonfanti? Un operaio comunista segnalato come “pericoloso sovversivo” quando aveva poco più di vent’anni. «Scegliere di opporsi alla dittatura era già di per sé una sfida temeraria, ma Bonfanti seppe affrontarla fin da giovanissimo, nella consapevolezza che il prezzo da pagare sarebbe stato alto» racconta Cordì.
Quel prezzo furono processi, carcere, confino. E poi la Spagna, dove combatté per la Repubblica venendo ferito più volte. Al ritorno in Italia entrò nella Resistenza, nella formazione partigiana 121ª Brigata Garibaldi, fino alla Liberazione.
La missione impossibile: ricostruire Varese
Passare dalle armi in pugno al ruolo di “primo cittadino” non fu semplice. Bonfanti si trovò a governare una città devastata: quasi cento morti per i bombardamenti angloamericani, migliaia di famiglie in attesa dei reduci, mercato nero, disoccupazione nelle fabbriche che prima producevano per la guerra, casse comunali vuote.
«Conosciamo l’impegno straordinario da lui profuso per risollevare le sorti della città di Varese – sottolinea il presidente dell’ANPI varesina – Una città segnata da profonde ferite morali e materiali e in preda a mille contraddizioni e contrasti».
Il libro documenta le scelte più significative di quella prima amministrazione, inclusa la proposta di aprire una casa da gioco per fare cassa. Per decidere, Bonfanti scelse la via del referendum: «Una scelta innovativa e, aldilà del merito, di straordinario valore simbolico in un Paese in cui la democrazia era ancora tutta da costruire».
Dopo questo grande sforzo, nelle prime elezioni comunali libere del 7 aprile 1946, Bonfanti fu il primo eletto nella lista del PCI con 1.042 voti di preferenza. Eppure non venne nominato assessore: al suo posto andarono Lanciotto Gigli e Fulvio Papa, eletti con meno di un terzo delle sue preferenze. «Una conclusione amara che qualche anno dopo lo porterà a dimettersi da consigliere ed eclissarsi nella dimensione privata» racconta Cordì.
Perché ricordarlo oggi
«A chi ancora si chiede che senso abbia ricordare uomini e avvenimenti di un tempo così lontano dovrebbe essere persino facile rispondere che senza memoria non si ha neppure futuro – conclude Rocco Cordì – Senza uomini come Bonfanti l’Italia non avrebbe potuto liberarsi dal giogo nazifascista, né conquistare la Repubblica».
Il libro di Laforgia restituisce la storia di chi ha attraversato «Il periodo più tragico della storia nazionale ed europea resistendo e combattendo senza tregua, anche a rischio della vita».
Un esempio, secondo il rappresentante di ANPI «Per quanti, nella grave crisi politica del presente, non hanno perso la voglia di lottare per affermare i valori alti che hanno animato quei combattenti per la libertà e che sono parte integrante della Costituzione nata dalla Resistenza».
L’appuntamento con la presentazione del libro “Da rivoluzionario professionale a Sindaco” è per martedì 10 marzo, dalle 18.00-19.30 a Materia Spazio Libero, in Via Confalonieri 5, Castronno. Presenti l’autore Enzo Laforgia e Rocco Cordì.
L’ingresso è libero
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