Un anno fa vinse l’acqua pubblica, a che punto siamo?
Incontro pubblico organizzato dai comitati per l'acqua bene comune per fare il punto sulle iniziative nazionali e locali che riguardano la gestione delle reti idriche
A un anno esatto dal referendum del 12-13 giugno 2011 la volontà popolare affermata con il voto di circa 27.000.000 di italiani è ancora disattesa e il Forum nazionale dei movimenti per l’acqua bene comune continua a riportare l’attenzione sul tema promuovendo incontri pubblici perchè non ci si dimentichi dell’importante voto referendario di un’anno fa. Lo scopo è quello di diffondere informazioni aggiornate sulla situazione a livello nazionale e locale e organizzare la mobilitazione sul territorio per la ri-pubblicizzazione dell’acqua. I cittadini sono, dunque, invitati a partecipare all’incontro pubblico che si terrà lunedì 11 giugno 2012 ore 21.00 presso il salone del teatro di Villa Gonzaga in via Greppi ad Olgiate Olona dove interverranno Marco Bersani del Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua Bene Comune e altri esponenti del Comitato per l’Acqua Bene Comune provinciale e locale (Busto Arsizio e Valle Olona). Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia!
«Il Governo e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne la vittoria referendaria e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati; si sta inoltre prefigurando un nuovo sistema tariffario studiato apposta per continuare a garantire i profitti ai gestori, facendo così rientrare dalla finestra quello che gli italiani hanno voluto cacciare fuori dalla porta» – dicono i referendari.
Il divieto di gestione pubblica dell’acqua è scomparso dal “decreto liberalizzazioni”, approvato nello
scorso mese di marzo, solo grazie alla mobilitazione del popolo dell’acqua. Tuttavia tale decreto, a
dispregio del voto popolare, peggiora le già pessime misure del precedente Governo sulla
privatizzazione degli altri servizi pubblici locali. A livello locale sindaci e provincia di Varese hanno deciso per la gestione “in house” del servizio idrico integrato ad una società che, pur essendo a capitale pubblico, risponde al diritto privato e quindi alla logica del profitto, senza nemmeno prendere in considerazione altri modelli (l’azienda speciale consortile) capaci di garantire una gestione ecologica e partecipata del ciclo dell’acqua. Si sta forse aspettando che i cittadini dimentichino la vittoria referendaria?
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