La storia di Renato e Alda, che rischiano il loro pezzetto di paradiso
Pensionati, e alla ricerca di una vita tranquilla, sono alle prese col rebus giudiziario che si è abbattuto sulla loro vita
Pensione minima lei, poco di più il marito, accento milanese e cortesia d’altri tempi. Renato e Alda, brinzoli, hanno la loro residenza nel camping Settelaghi ad Azzate. Non sono giovani alla ricerca di lavoro che affrontano il viaggio al Nord e per risparmiare vivono in campeggio. Non sono evidentemente i "casi umani" di cui parla il sindaco Dell’Acqua, quando si riferisce alle proroghe per i residenti indigenti. Si tratta piuttosto di una coppia di anziani signori che qui hanno scelto, qualche anno fa, di trascorrere la loro terza età, fra vialetti ordinati ("sembra un pezzetto di Svizzera, un vero e proprio paradiso") e vicini che oramai conoscono da una vita.
«Ci siamo trasferiti qui nel 2006 – spiega Alda . Coi nostri risparmi che avevamo da parte abbiamo comprato questa casetta. Ci si sta bene, viviamo senza pretese ma con dignità, ci piace».
«Pensi – racconta Renato – che nel 2007 abbiamo ricevuto la visita degli agenti di polizia locale di Azzate che hanno verificato la nostra residenza qui. Sarà stato marzo, aprile. Sono entrati, hanno visionato la casa. Si sono perfino seduti. E ci hanno dato la residenza».
E adesso? «E adesso ci troviamo scene come quelle viste giovedì scorso: carabinieri col mitra e il manganello, che hanno appiccicato fuori casa le carte della Procura».
«Nel dicembre del 2006, quando acquistammo, non sapevamo che c’era in ballo una situazione del genere. Viviamo di pensione: mia moglie la minima, io 200 euro di più. Volevamo stare qui senza troppe pretese, ma ora non so cosa faremo. Sa, nella vita c’è chi lavora e fa tanti soldi, e chi lavora e basta. Noi abbiamo fatto parte di questa seconda categoria, pensavamo di avercela fatta».
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