Non “sparate” sulle agenzie di rating. Per noi la reputazione è tutto

Alessandro Settepani, director senior di Fitch Ratings Italia, ha risposto al fuoco di domande degli industriali tutte dirette a mettere in discussione l'indipendenza, l'imparzialità e soprattutto la trasparenza rispetto a interessi particolari delle stesse agenzie

Non è un buon periodo per l’immagine delle agenzie di rating. I giudizi (espressi in ordine decrescente con una lettera da AAA a D) sulla solvibilità di un soggetto debitore, Stato o impresa che sia, dopo il fallimento della Lehman Brothers e prima ancora degli scandali Enron e Parmalat, hanno aperto una falla nella loro credibilità. E la raffica di obiezioni, dubbi e critiche a cui ha dovuto rispondere Alessandro Settepani, director senior di Fitch Ratings Italia, nell’incontro organizzato dall’Unione degli industriali di Gallarate, ne è stata la dimostrazione. Sotto il fuoco delle domande, tutte dirette a mettere in discussione l’indipendenza, l’imparzialità e soprattutto la trasparenza rispetto a interessi particolari delle stesse agenzie, Settepani ha tenuto la barra ferma su un principio, o meglio, quello che lui chiama presidio: «la reputazione».
Un argomento così tecnico e che si presta a facili dietrologie è il terreno migliore per far fiorire i luoghi comuni e Settepani ha cercato di smontarli tutti con un imperturbabile sorriso sulle labbra.
Il primo riguarda proprio la categoria «agenzie di rating» tutte accomunate in un’idistinta responsabilità nella disfatta finanziaria di banche e stati sovrani. Moody’s, Standard & Poors e Fitch «non sono per niente sorelle ma società concorrenti – ha detto Settepani –. Io per eleganza non parlo degli altri. Fitch non ha interessi in hedge found (fondi ad alto rischio ndr) o altri fondi. La nostra proprietà è trasparente: Fitch appartiene alla famiglia francese De Lacharrière (proprietaria della holding Fimalac ndr) e a un americano».
La convinzione che le agenzie di rating abbiano in qualche modo un’influenza sui mercati e quindi un interesse particolare nell’emettere il giudizio sull’affidabilità creditizia di un soggetto, è l’accusa principale che accompagna la loro attività. «Il rating – continua il manager di Fitch – non è altro che un’opinione sulla capacità relativa di un emittente di rispettare i propri impegni finanziari, quindi si valuta la qualità creditizia di un soggetto. Noi non facciamo intermediazione, siamo separati dagli operatori di mercato, non diamo consigli per gli acquisti o di vendita, non diamo giudizi sull’adeguatezza di un prezzo».
E nemmeno il fatto che le agenzie di rating siano pagate dai propri clienti per dare un’opinione su di loro, secondo Settepani, è un elemento che scalfisce la loro autonomia. «La nostra credibilità dipende dal giudizio che diamo, se un operatore di mercato dubita dell’affidibilità del mio giudizio per noi è rischioso perché non si viene presi in considerazione. E poi il rating non l’assegna un individuo ma un comitato di persone».
In Italia operano circa 15 agenzie, sottoposte al controllo dell’Esma, l’autorità di vigilanza del sistema finanziario che verifica se l’agenzia nel processo di valutazione ha utilizzato realmente i criteri indicati nel rapporto, che andrebbe sempre letto. Settepani insiste sul concetto di relatività, nel senso che il rating è sempre relativo perché dipende dai presupposti che l’agenzia ha preso in considerazione per elaborare il giudizio e non è detto poi che i mercati ne tengano conto. Un esempio puo’ essere la tempesta che ha subito il debito dello Stato italiano. Tra i criteri per stabilire il giudizio di solvibilità dell’Italia c’era la grande capacità di risparmio degli italiani, quasi il doppio del debito totale. Il basso tasso di indebitamento privato degli italiani non ha però evitato al Bel Paese il rischio del tracollo finanziario alimentato dalle speculazioni di mercato.
Il brutto periodo che stanno attraversando le «tre sorelle», per Settepani, un effetto positivo lo ha avuto: «Quando a mia madre chiedevano che lavoro facessi, rispondeva sempre in modo generico: “ lavora per degli americani”. Oggi anche lei sa che cos’è un’agenzia di rating».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 20 Settembre 2012
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