Individuato chi trovò la casa al latitante

Il Commissariato di Gallarate ha denunciato un 40enne incensurato: in affari con il ricercato Paolo Bertelli, è accusato di avergli trovato una casa in affitto e di aver procurato anche le automobili per gli spostamenti

Il caso di Paolo Bertelli, il ricercato per reati fiscali e frode arrestato a Cardano al Campo settimana scorsa, si arricchisce di un nuovo elemento: la Polizia di Stato ha infatti denunciato la persona che ha trovato casa al latitante e gli ha fornito anche le automobili nell’ultimo mese, compresa quella su cui si trovava l’uomo al momento dell’arresto.

Gli investigatori del Commissariato di Gallarate diretto da Gianluca Dalfino stanno portando avanti le indagini a carico di varie persone sospettate di aver favorito la latitanza di Bertelli, che – secondo gli elementi raccolti dalla Procura di Como – negli anni scorsi ha utilizzato la storica azienda di logistica Minitransport per una gigantesca frode, evadendo milioni di euro, portando alla fine le società al fallimento e lasciando per strada un centinaio di dipendenti (nella foto: la storica sede della Minitransport a Grandate, poi sostituita da nuove sedi a Pregnana Milanese e Vanzaghello).
Chi sono le persone che hanno aiutato il latitante a nascondersi a Cardano? La Polizia nel corso delle indagini è arrivata a seguire quattro persone contemporaneamente per capire dove fosse Bertelli, per ora ha denunciato in stato di libertà per favoreggiamento personale) A.A., un quarantenne italiano incensurato nato a Busto Arsizio ma domiciliato a Cardano al Campo.

A.A. è un uomo del mondo economico, era da tempo legato a Bertelli da rapporti d’affari, aveva anche rivestito incarichi aziendali: la Polizia lo ha pedinato e monitorato a lungo nel corso delle ricerche del latitante. Gli agenti hanno accertato che A.A. ha procurato l’appartamento di Cardano al Campo dove Bertelli ha trascorso la latitanza da metà settembre circa: il relativo contratto di locazione, peraltro regolarmente stipulato con gli ignari proprietari presso una agenzia immobiliare (proprietari e agenzia sono estranei al favoreggiamento), è stato infatti negoziato e sottoscritto personalmente da A.A., per conto di una fantomatica donna a cui sosteneva di essere sentimentalmente legato ma con cui non poteva formalmente convivere in quanto tuttora in regime di separazione coniugale in attesa di divorzio.

Le precauzioni adottate da Bertelli e dal suo sospetto complice non finivano qui: A.A. aveva infatti a sua volta preso in affitto un altro appartamento nello stesso stabile, di fatto avvalorando agli occhi dei proprietari l’innocuo convincimento che si trattasse di una coppia in cerca di comprensibile riservatezza. La quotidiana vicinanza era però senz’altro comoda e perfettamente funzionale anche alla gestione del “parco veicolare”: A.A. aveva infatti in uso e disponibilità l’Audi A3 grigia su cui Bertelli è stato poi pedinato fino a Lorenteggio ed infine catturato.
La Audi era entrata in scena dopo che altre autovetture, usate per qualche settimana, erano state ritenute “bruciate” e quindi ormai da sostituire con nuove, insospettabili autovetture.
Ad A.A., secondo gli investigatori, era stato dato proprio il compito di reperire e gestire queste autovetture, e soprattutto di renderle tempestivamente disponibili per gli spostamenti di Bertelli, tra cui quello che gli è stato "fatale".

Dopo l’arresto la Polizia era entrata in casa insieme ai militari della Guardia di Finanza di Como (Nucleo Polizia Tributaria), mettendo anche le mani sull’archivio informatico di Bertelli, comprendente pc e diverse chiavette USB. Anche questo materiale potrebbe aiutare a ricostruire nei dettagli la maxifrode legata alla Minitransport: l’indagine è in mano al sostituto procuratore Massimo Astori, presso la Procura di Como.

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Pubblicato il 12 Novembre 2012
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