Cento violoncelli per il futuro
Giovanni Sollima e il nuovo cd prodotto da Egea Music. Il concerto al Teatro Valle Occupato di Roma per sostenere la cultura e le idee delle nuove generazioni.
“Una fondazione per l’imprudenza”, quando con questa parola non si definisce l’inosservanza del divieto ma il coraggio per il futuro. Ugo Mattei e Stefano Rodotà, così come Dario Fo e Luca Ronconi, sono stati i primi a sostenere l’occupazione del Teatro Valle nel Rione Sant’Eustachio di Roma. Una storia di speranza ma anche del “fare” quotidiano di chi è artista, cittadino, appassionato, studente. È qui, tra le poltrone amaranto della storica struttura (colpita dai tagli delle istituzioni), che ha preso forma e densità il progetto e il cd “100 Cellos Live at Teatro Valle Occupato” (ne abbiamo avuto un assaggio al concerto del 1° maggio di Roma) prodotto e distribuito da Egea Music. Ne è l’indiscusso artefice Giovanni Sollima, violoncellista (definizione riduttiva), compositore (definizione parziale), interprete (definizione insolita) e traduttore (definizione accettabile) di un concerto che ha rappresentato, per l’Italia intera, un’occasione di rinascita. Cento violoncelli da tutta Italia, dall’intera Europa e dall’Iran – bambini, adolescenti, ragazzi – per condividere con Sollima e gli altri, famosi violoncellisti – Enrico Dindo, Monika Leskovar, Paolo Damiani – un’infusione di grande arte. Non solo il famosissimo “Violoncelles, Vibrez!” di Sollima, ma anche Joseph Haydn, Johann Sebastian Bach, Benjamin Britten, Tom Waits (Blue Valentine con la voce terrosa di Sarah Jane Morris), Charlie Haden (There in a Dream), Nirvana (Polly), Marco Mengoni (L’equilibrista), Leonard Cohen (Allelujah). Suono d’impasto non sempre perfetto, perché vivo e consumato dal momento, emotivo e profondo, per un incontro-confronto di suoni e idee, ideali e armonie profondi che hanno fatto dell’Arte un cielo in movimento e in continua trasformazione. D’altronde, gli orizzonti si spostano e si frammistano per rappresentare un mondo che è giusto rappresentare secondo i propri desideri. Quelli di una società nella quale la musica ha il compito di intrattenere e istruire, divertire ed educare, cambiare e aiutare la crescita di giovani e adulti. Una musica, come scrive anche Benedetto XVI nel volumetto “Sulla Musica “ (Marcianum Press), che “conduce le persone ad alzare lo sguardo verso l’Alto, ad aprirsi al Bene e al Bello assoluti”. Ecco, è questo il messaggio di un’orchestra dove l’istinto, la passione, l’entusiasmo si moltiplicano di battuta in battuta, senza arresto o indugio. Voglia di riscatto e risalita per segnare il passo verso una musica che deve essere condivisa. Da qui nasce “CreativeCommons001”, brano rilasciato in licenza, “depositato con marcatura temporale su Patamu.com” e che può essere distribuito, modificato e creato per contribuire alla difesa del copyright tradizionale. Una prova di umiltà e rispetto rigenerata in un luogo – il Teatro Valle – che è agorà aperta ai più. Perché chi ha deciso di assumersi la responsabilità di questo luogo parte dalla convinzione che “i beni comuni non si amministrano dall’alto, si autogovernano”. Proprio come si fa con la musica.
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