Viconago celebra i suoi artisti
Due le mostre nel borgo: una dedicata al pittore Lucio Lecchi e l'altra al fotografo Toni Nicolini
Viconago, balcone sul lago di Lugano, meta e punto di partenza per escursioni alle cime vicine, contornata da ville liberty e negli anni ’60 affollata da amanti del ballo che si riversavano nella famosa discoteca “Il Balcone”, nei mesi di luglio e agosto sede di due mostre di importanti autori contemporanei. Il comune ha ospitato un’esposizione di opere di Lucio Lecchi, viconaghese d’adozione e innamorato dei suoi paesaggi prealpini, che ha immortalato in tele ricche di un pathos coloristico degno della sua formazione divisionista.
Personaggio schivo, ha saputo riproporre l’umile canto di una natura ancora incontaminata – siamo nei decenni precedenti la seconda guerra mondiale – dove unico punto di riferimento umano era il lavoro agricolo con le sue cascine di pietra e i suoi fienili e la maestà della chiesa di S. Giovanni, protettiva dall’alto del paese.
La sua vena, poi, nel secondo dopoguerra e fino alla morte, avvenuta nel 1985, si è espressa in ombreggiati interni di case e di pievi, o in composizioni dal rustico sapore montano, di attrezzi e suppellettili dismessi, testimonianza fisica e “metafisica” di un mondo perduto.
Altro viconaghese d’adozione, il fotografo Toni Nicolini, anche lui personaggio appartato, che pur facendo parte delle alte sfere della fotografia, si nascondeva quasi nella sua bella villa alle porte del paese o inforcava la bicicletta per gustare le immagini e i colori di un paesaggio che scorreva sotto le sue ruote. Quei paesaggi e quelle immagini che poi fissava sulla pellicola, dove contemperava toni crepuscolari con l’indagine sociologica.
L’Associazione Recupero e Tutela Chiesa di S. Antonio, fondata nel 2002 e benemerita per i restauri che hanno permesso di conservare e scoprire i gioielli che nascondeva la stupenda pieve, ha voluto ricordare, con un itinerario di 30 immagini, la figura e l’arte del grande fotografo.
Qui si possono ammirare gli scatti che evidenziano il suo impegno neorealistico che lo portò a documentare la Sicilia di Danilo Dolci, con le sue lotte per la difesa dell’acqua pubblica e contro la mafia, o la Milano degli anni del miracolo economico, con le sue utilitarie che invadevano il centro. Ma possiamo anche gustare la vena più idilliaca di scorci di campagna lombarda o dei laghi del varesotto.
Un modo, quindi, per scoprire un grande della fotografia e uno stupendo monumento nazionale, come questo S. Antonio, che ci offre testimonianze artistiche che vanno dal preromanico agli originalissimi affreschi rinascimentali e magari per fare una bella escursione a piedi o in bici a Sette Termini e godere di un entusiasmante panorama a 360°.
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