Con “Micro Macro” per viaggiare nel mondo della natura

La mostra organizzata da "Tante Cose" sarà inaugurata sabato 12 ottobre e rimarrà aperta fino al 16 novembre. Un mese per "scavare nel profondo dell’universo e nell’interiorità dell’essere umano"

Dal 12 ottobre al 16 novembre, “Tante Cose” di Maria Grazia Scianna propone la mostra “Micro Macro. Arte al Naturale”. La mostra è pensata come un viaggio nel mondo della natura, gli artisti modellano a loro piacimento gli elementi naturali che la terra offre in abbondanza per dare loro nuova forma e nuovo senso. Da sempre l’uomo si è confrontato con la grandezza del creato e, inevitabilmente, si pone degli interrogativi per i quali ancora oggi cerca una risposta. La scultura ci aiuta a scavare nel profondo dell’universo e nell’ interiorità dell’essere umano. Dall’osservazione della natura nascono rielaborazioni di grande spessore ed è questo che fanno gli artisti che espongono per “Micro Macro”.
L’apertura della mostra è prevista per sabato 12 ottobre alle ore 20.00 presso lo showroom di Maria Grazia Scianna, in via Rossini 7/b a Busto Arsizio. L’iniziativa è inserita come “fuori programma” nel Festival Fotografico Europeo, organizzato dall’Archivio Fotografico Italiano con la collaborazione dell’Amministrazione comunale, approfittando così di un’opportunità inaspettata.
Alcune opere saranno esposte infatti a palazzo Cicogna dove si terranno alcune mostre del festival. I due eventi avranno la possibilità di convivere in piena sintonia, infatti, nello show room di via Rossini, saranno in mostra alcuni scatti tratti dal libro “La provincia del Fare” di Claudio Argentiero e Davide Niglia. La terza “sede” della mostra sarà il concept store “Sbam” di Busto Arsizio. Tre realtà, apparentemente diverse, saranno così unite dall’unico fio conduttore possibile: l’arte.

Spiega l’organizzatrice della mostra, Maria Grazia Scianna: "L’uomo è misura di tutte le cose", diceva il filosofo greco Protagora più di duemila anni fa. E in effetti, quando ci volgiamo al mondo, alle cose che ci circondano, spesso non ci rendiamo conto che tutto ciò che percepiamo è solo un punto di vista, il nostro punto di vista. Immaginiamo di fare una passeggiata su una bellissima spiaggia. Ascoltiamo il rumore delle onde che si infrangono sulla battigia, quello del venticello che ci accarezza la pelle, il canto lontano di un gabbiano. I nostri piedi sprofondano ad ogni passo nella sabbia. Possiamo volgere il nostro sguardo al mare, spingerci sino alla linea dell’orizzonte e da qui salire nel cielo perdendoci nell’immensità delle distanze, oppure possiamo volgerci alla sabbia e perderci nell’infinito numero dei granelli che la compongono. La natura e la sua contemplazione da sempre ispirano l’uomo e la sua creatività. I materiali che la formano permettono all’uomo di esprimersi in infinite forme. I quattro scultori Dario Brivio, Sara Russo, Edi Sanna ed Alex Sala utilizzano materiali naturali. Ognuno con il proprio linguaggio e la propria ricerca artistica che si sviluppa appunto, dal micro al macro. Osservazione dei dettagli che la natura offre per creare opere scultoree di grandi dimensioni e dal macro al micro. Osservazione delle vastità degli spazzi naturali per poi ricreare piccole opere se paragonate agli spazzi che le hanno ispirate”.

Questi gli artisti che partecipano alla mostra:

Sara Russo, lavora con la ceramica, nella sua arte terra e fuoco si fondono per creare opere “imprecise” e “imperfette” dal grande impatto emotivo. Fa un uso creativo, artistico e anche sociale della “materia argilla”, la predilige in quanto è qualcosa che troviamo nel profondo dell’uomo, è qualcosa che proviene dal passato e fa da ponte con il futuro.
Dario Brivio, è artista a tutto tondo, usa i più svariati elementi per dar vita a forme sempre diverse e in continua evoluzione. Gesso, ferro, terracotta ma soprattutto legno. Legno, che grazie all’ artista ci racconta di città invisibili, altopiani e laghi di montagna. La materia prima diventa altro da se e non sembra azzardato il paragone con l’artista tedesca Christiane Löhr, maestra della composizione; questi artisti trasmettono “il valore di ancestrali gesti primordiali che sono … soprattutto globali, cioè comprensibili da tutti, anche da culture profondamente diverse da noi».
Eddi Sanna, meticolosa osservatrice della natura, si fa influenzare nel suo lavoro dall’ ”incontro”con una pianta di “Medicago Orbicularis”, meglio conosciuta come erba medica. I frutti di questa pianta hanno una particolare forma a spirale che ispira Eddi e la portano a creare sculture che ne ricordano la forma. La sua intensa ricerca la porta allo studio della Teoria delle Monadi. La Monade è il concetto portante della metafisica di Leibniz. Il termine deriva dal greco monos, uno solo, e significa principio unitario. Si tratta di una sostanza semplice, inestesa ed invisibile. È il vero atomo spirituale della natura ed è dall’ aggregazione delle monadi che derivano tutte le cose, in particolar modo i quattro elementi. Da questa teoria Sanna sviluppa idee che concretamente ritroviamo in un relativo lavoro scultoreo, queste le parole dell’artista: “Ho voluto rappresentare la Teoria delle Monadi di Goffried Willielm Leibniz (filosofo matematico del ‘700) con il frutto d’erba medica, perché la sua forma (lo spiraledro), erudisce sul mistero della vita. G. W. Leibniz teorizzò che tutto l’universo e il suo creato è composto da elementi base tutti uguali fra loro che sono costituiti da una parte infinitesimale di conoscenza universale. È in questo che si differenziano fra loro: ogni elemento ne contiene una parte differente. Così tutte le monadi insieme compongono la Grande Monade, la Conoscenza Universale in altre parole Dio.”
Alex Sala scolpisce il legno, con un preciso obiettivo: arrivare all’essenziale per fissare le immagini nel tempo. Lavora con incessante attenzione con la luce e più in particolare con l’ombra, ombra che può impaurire se si è condotti solo dai sensi ma che, con l’uso della ragione diventa fonte di ispirazione e ricerca. L’ombra così non nasconde ma viene lavorata per fissare immagini che possano rimanere intatte per l’eternità.
Ganesh, Alessandro Bergamini, crea sculture lignee che riprendono temi quasi mistici, che ci riportano ai primi giorni dell’essere umano. Il fuoco, la magia, il mistero e l’energia vitale, in particolare, come suggerisce lui stesso, l’energia vitale che alimenta e trasforma l’albero. Si è lasciato ispirare dalla natura dell’alta Bergamasca, dai suoi torrenti, da radici, tronchi e pietre per poi viaggiare in Africa e Medio Oriente, paesi lontani che lo hanno aiutato nella sua ricerca stilistica.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 11 Ottobre 2013
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