Finta azienda in Sardegna, 3 arresti per truffa alla Ue

Un grossista saronnese fingeva di vendere macchinari ai due imprenditori cagliaritani, in realtà emetteva fatture false che servivano per incamerare in maniera truffaldina i soldi comunitari

Un grossista di Saronno di 32 anni è stato arrestato, insieme a due imprenditori di Portoscuso, una località a 70 chilometri da Cagliari, perché in concorso tra loro, hanno architettato un sistema di fatture false, per fingere l’acquisto di macchinari, e l’attivazione di un’impresa, con l’obiettivo reale di ottenere degli aiuti comunitari da Bruxelles. In realtà, era tutto contraffatto. False le fatture, inesistenti i macchinari, mai nata la nuova ditta di stampi olografici. In questo modo sono riusciti a spillare soldi pubblici. Il raggiro, secondo le accuse, ha fruttato agli imprenditori circa 2 milioni di euro di fondi Ue, a fronte dei 4,5 milioni richiesti. L’intervento della guardia di finanza di Saronno e della procura di Busto Arsizio ha permesso di bloccare la tranche di 2,5 milioni non ancora erogati e ha portato al sequestro di alcuni capannoni in Sardegna nella disponibilità dei due imprenditori della zona arrestati. Le ordinanze che il gip di Busto Arsizio ha concesso, in ordine al reato di truffa verso lo stato (e la Ue in questo caso), hanno disposto gli arresti domiciliari per i tre coinvolti, tra cui l’imprenditore saronnese.
Il raggiro è stato scoperto grazie ai controlli della guardia di finanza, che ha notato un aumento sospetto di denaro della società lombarda. In due anni il giro di affari era raddoppiato. A una serie di controlli, è risultato che era stato messo in piedi un giro vorticoso di fatture false, dirette alle due società con sede in Sardegna. Il saronnese emetteva la fattura, i sardi pagavano, poi i soldi tornavano nell’isola attraverso tutta a una serie di passaggi a società fittizie, e con l’imprenditore lombardo che tratteneva una provvigione. Le fatture false attestavano l’acquisto dei macchinari, e servivano a richiedere alla regione Sardegna i fondi di Bruxelles. A Portoscuso in realtà c’era solo una vecchia attività e nessuna azienda di stampi olografici.
 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 17 Ottobre 2013
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