“La cultura non è solo un costo, è investimento”

Giorgio Spriano, pianista, compositore e docente dell'Istituto Musicale Puccini, interviene nel dibattito sul futuro del Conservatorio di Gallarate e delle risorse per la cultura

Nelle ultime due settimane si è aperta una interessante discussione sul futuro dell’Istituto Musicale Puccini, anche alla luce della presa di posizione della Regione a favore degli istituti musicali pareggiati e di una proposta di finanziamento statale avanzata in Parlamento dal Pd. VareseNews ha ospitato anche l’opinione critica del musicista Sandro Pignataro e quella – riferita più in generale al sistema della cultura a Gallarate e in Italia – del referente locale dell’IdV Eliseo Sanfelice.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo, all’interno del dibattito,
l’intervento di Giorgio Spriano, pianista, compositore e docente dell’Istituto Musicale Puccini

Ho letto della discussione sull’investimento culturale a Gallarate ospitata dal vostro giornale: mi permetto di sottoporre anche il mio punto di vista.

Un punto di vista certamente “di parte” essendo io un docente dell’Istituto Puccini ormai da quasi 30 anni.

Io vedo un’Italia sempre più attenta al Pil, allo spread, al tasso di cambio, alla banca europea e a tante altre cose di cui ahimè devo ammettere la mia colossale ignoranza.

Purtroppo però vedo anche un’Italia sempre meno attenta a quelli che sono i suoi valori universalmente riconosciuti. Sto parlando della “cultura con la C maiuscola”. Come è possibile che la patria di quella che probabilmente è la più grande concentrazione di ricchezza culturale al mondo non riesca ad accorgersi che la Cultura può essere una ENORME risorsa economica? Perché in Italia la Cultura deve essere solo considerata un costo? Solo perché ne abbiamo troppa e dunque siamo “abituati” alla sua presenza? Ma a nessuno viene in mente che la Cultura dovrebbe essere per l’Italia una grandissima fonte di reddito? Da sempre molti italiani vanno a visitare i castelli della Loira… Ottima cosa, ma sono così diversi da quelli della Valle d’Aosta? O del Piemonte? O di quasi ogni altra regione d’Italia? Non sarà che sono solo meglio pubblicizzati? Uno degli esempi più allucinanti della miopia italiana in fatto culturale è dato dal sito archeologico di Pompei. E’ triste da dire, ma come italiano penso che dovremmo regalare Pompei a uno stato straniero che sappia valorizzarlo come merita, come nella realtà è Pompei: un patrimonio assolutamente inestimabile che forse non ci meritiamo.

Fra le eccellenze italiane, che il mondo ci invidia, più ancora della pizza o degli abiti di Valentino credo ci sia la tradizione artistica, in particolare quella musicale. Quanti stranieri vengono in Italia per studiare musica? Tantissimi, giapponesi, coreani, russi, ma anche francesi, tedeschi, inglesi, perché l’Italia è da sempre il paese della cultura musicale o almeno lo è stato per secoli.

Ma tutto questo non viene considerato come un beneficio economico, chissà perché.

L’ISSM Puccini, essendo una scuola d’eccellenza, ha avuto docenti provenienti da ogni regione d’Italia. Forse proprio da OGNI regione esclusa credo la Sardegna e poche altre, perché i docenti sono scelti da una graduatoria nazionale. Ma nessun amministratore valuta in questo un beneficio economico per il comune. Ma anche molti allievi vengono da altre regioni d’Italia, anche questi portando i loro “danè”. Stranamente chi in Italia conteggia i costi della “Cultura con la C maiuscola” omette queste voci.

Ma oltre al fatto che la musica potrebbe e dovrebbe essere considerata un possibile investimento economico, vorrei ricordare (e questo lo faccio non come docente ma come padre) che la musica, il conservatorio, è un investimento sociale importantissimo (come tutta la scuola in generale). Un gigantesco investimento sul futuro di una generazione, dunque sul futuro di tutti. È molto triste pensare che lo stato di cui faccio parte non pensi alla scuola come investimento FONDAMENTALE per i suoi cittadini ma solo come un costo da ridurre. Qualunque investimento può essere sensato anche se non dà risultati nell’immediato. Sarò maligno a pensare che da noi la bontà di un investimento venga valutata in voti?

Il disagio giovanile può creare numerose patologie, oltre a comportamenti antisociali, con episodi di vandalismo con dei costi concreti per la comunità.

Al Puccini ci sono “ragazzi a posto”, abituati all’impegno, a cercare di superare i propri limiti, ad impegnarsi in una cosa che li gratifica e li abitua all’autodisciplina. Ragazzi che spesso fanno una scuola superiore (già di per sé impegnativa) ma che vogliono fare di più e si impegnano a trovare un modo di esprimersi personale in una disciplina artistica che certamente li aiuterà e forse li renderà più “ricchi” dei loro coetanei. Sempre ammesso che esista ancora qualcuno che creda ancora in una “ricchezza” non monetizzabile.

Giorgio Spriano (Torino)

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Pubblicato il 18 Dicembre 2013
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