Assalto al portavalori a Turate, arrestati due uomini
In manette due uomini che si trovavano già in carcere per altri reati. Secondo le indagini della Squadra mobile di Como hanno fatto parte dell’assalto sull’A9 avvenuto nell’aprile del 2013
Arrestate le prime due persone che sarebbero coinvolte nell’assalto al portavalori sull’A9. Si tratta di due uomini, già in carcere per altri reati, che avrebbero preso parte, con ruoli diversi, a quell’operazione sull’autostrada A9 Milano-Chiasso, quando un lunedì mattina alle 7 dell’aprile del 2013 una decina di uomini armati misero a segno un colpo milionario.
Gli assaltatori, con una vera operazione paramilitare e armati di mitragliatori, avevano fermato sull’autostrada un furgone portavalori della Battistolli. Il tutto con una serie di accorgimenti ben programmati: blocco dell’autostrada nei due sensi di marcia incendiando altre due vetture; spargimento sulla strada di chiodi a tre punte per ritardare l’arrivo delle forze dell’ordine; presenza di una ruspa pronta ad aprire il furgone con la forza; sparatoria con diversi colpi da arma da fuoco ma senza ferire nessuno; scelta come luogo dell’assalto un crocevia di tre provincie.
Il camion portavalori trasportava lingotti d’oro per 10 milioni di euro, era partito da Paderno Dugnano ed era destinato in Svizzera.
Le indagini condotte nei mesi dalla Squadra Mobile di Como hanno portato su più piste, arrivando a lavorare anche sulle telecamera di videosorveglianza della zona. Sarebbe così stato scoperto un capannone dove i malviventi avevano nascosto le auto e camion rubati per mettere a segno il colpo. In questo capanno sarebbe stato trovato un foglietto, un “pizzino” con alcune informazioni che avrebbero dato la svolta alle indagini, arrivando a indagare sui gruppi armati di malviventi provenienti dalla Puglia.
Le ordinanze di custodia cautelale nei confronti dei due individui a cui le indagini hanno portato sono state chieste dal sostituto procuratore di Como, Antonio Nalesso. Sabato mattina sono state notificate ai due uomini che si trovavano nei carceri di Milano e Bari.
Da queste persone e dai conseguenti interrogatori partiranno ora le indagine che potrebbero portare anche all’identificazione di altre persone legate all’assalto.
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