Giovanni Castiglioni: “È la passione che muove tutto”

Il giovane presidente di MV Agusta: «Il cuore che mettiamo nelle corse è lo stesso che anima l'azienda. Il ricordo più bello? La prima vittoria di Lawson in 500. Ma non torniamo nel Motomondiale»

Un accenno al passato – perché un papà così non si può dimenticare né tralasciare quando si parla di moto – per poi guardare al futuro del mercato ma pure delle corse. Con quel marchio, MV-Agusta, che non rappresenta solo l’azienda di famiglia ma che è pure portacolori della lunga tradizione varesina dei bolidi a due ruote.
Giovanni Castiglioni (foto a lato), 34 anni il mese prossimo, guarda a pochi metri di distanza le sue moto e i suoi piloti, che nell’esordio di Phillip Island gli hanno fatto rivivere quelle gioie vissute ai tempi in cui la Cagiva sapeva vincere nel Motomondiale.
«Il più bel ricordo che ho nel mondo delle corse è proprio legato al primo successo di una nostra moto in un Gran Premio. Era il ’92, vinse Lawson: ancora oggi nel mio ufficio tengo una foto di mio padre che, il giorno dopo, festeggia quel trionfo della Cagiva. E la gara vinta da Cluzel in Australia mi ha fatto vivere sensazioni simili».

Mv Agusta però, oltre al cuore sportivo, è anche un’azienda importante per il territorio e per l’Italia delle motociclette. Qual è il suo stato di salute?
«Sta molto bene: tra pochi giorni avremo il risultato definitivo del primo trimestre 2014 ma sappiamo già che migliorerà del 20/25% il dato dello stesso periodo dello scorso anno. E anche il mercato non sta così male: dopo quattro anni di picco negativo, inizia a vedersi un miglioramento. In tutto questo però Mv Agusta ha fatto un grande sforzo, investendo 70 milioni in quattro anni per sviluppare la gamma delle nostre moto, e ha altre carte da giocare per proseguire nel trend positivo».

I possibili successi in pista, potrebbero stimolare anche le vendite?
«Non c’è una correlazione diretta tra le due cose, e lo abbiamo visto anche in passato con i diversi marchi di cui siamo stati proprietari. Però le corse e le vittorie aiutano certamente a incrementare la popolarità del marchio e hanno risvolti positivi in altri settori, quali il merchandising o la vendita di moto e parti speciali per le competizioni».

A maggior ragione quindi, l’avventura del Mondiale Superbike non è dettata da un’operazione commerciale bensì dalla passione e dalla vocazione che Mv Agusta ha per le corse?
«Esatto, la passione è alla base di tutto: della partecipazione alle corse ma pure dell’impegno all’interno dell’azienda. Ogni volta che vedo una nostra moto in pista, sento battere forte il cuore: oggi (giorno di presentazione della squadra corse Mv-Yakhnich ndr) vediamo il risultato di questo sentimento».

A proposito di gare: c’è un circuito in particolare sul quale vorrebbe vincere quest’anno?
«Sinceramente no: le piste sono tutte uguali. E dovunque si vinca, sono contento».

Lei ha ricordato quella storica prima vittoria di Lawson in "500" (nella foto, dal web): dopo la Superbike ci sarà anche un passo verso il Motomondiale?
«No, questo lo escludo, perché per un’azienda come la nostra la partecipazione a quel campionato non ha senso. Al di là dei costi, che diminuiranno nel Motomondiale e che comunque anche in Superbike non sono leggeri, in questo mondo possiamo sviluppare le moto che poi metteremo in commercio, ed è quello che ci interessa».

Da quest’anno lavorate fianco a fianco con i russi del Team Yakhnich: solo un’alleanza sportiva o l’anticipo di qualche nuovo ingresso nella compagine societaria di Mv-Agusta?
«I russi sono nostri soci per il mondo delle corse ma questo non va a toccare la società, né lo farà in futuro. Cercavo un partner per gareggiare, avevo diverse offerte e alla fine ho scelto Yakhnich perché è un grande manager ed è molto bravo in questo campo, quindi ho deciso di correre con lui. Mv-Agusta però rimane saldamente qui, e per noi è molto importante continuare a lavorare ogni giorno a Varese».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 marzo 2014
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