Il falegname che mandò il noce in pensione
Gianni Bonaria, artigiano del paese e star del 141tour, ha stregato il paese durante la presentazione di “Orino, piccolo borgo antico”
Ci sono uomini che hanno così tanta confidenza con gli oggetti da dominare la certezza dello scegliere, quando si avvicina il momento della creazione. Giovanni Bonaria è uno di questi. Giorno dopo giorno nella sua bottega dei miracoli a Orino è diventato una star del legno a tal punto da conoscerne le grazie, i sentimenti e gli usi che si nascondono dietro ogni nodo, ogni curva o colpo di pialla: il pioppo va bene per gli zoccoli, il noce per questo, il pino per quello (lo abbiamo raccontato nella puntata orinese del 141tour).E proprio in un momento pubblico per eccellenza, in cui è stata presentata un’opera che con le sue mani esperte è stata realizzata a beneficio della collettività, Bonaria ha parlato delle sue passioni: come uno stilista, può discettare delle attitudini e delle mode del legno, a tal punto da scegliere un legno a scapito di un altro. Questione di simpatia e di antipatia fra due rivali: il noce e il pino.
Applauditissimo, nel corso della presentazione del libro “Orino piccolo borgo antico” e di fronte a tutto il paese arrivato per leggere l’ultima raccolta di storia e storie di paese, l’anziano falegname ha raccolto i consensi dei presenti fra una spiegazione metà dialetto metà italiano, metà leggenda e metà lavoro.
L’artigiano ha difatti realizzato una scultura che raffigura il Palio di Orino: i quattro cantoni sorvegliati da Sant’Antonio, scolpiti e sorretti da un paio di gambe con tante conche e tanti pieni nel legno quante sono le stagioni dell’anno. «Una volta – ha spiegato in dialetto – mi venivano a chiedere di realizzare una camera da letto in noce, con le assi buone, a corredo di matrimoni. Il noce è però un legno che a furia di venir decantato mi è diventato antipatico. Allora ho scelto il pino, che è profumato, raro, robusto, e amico dell’uomo, specialmente quando i guardacaccia nelle notti di neve sono sorpresi dalla tormenta e i suoi rami gentilmente si flettono per dare vita ad un riparo: più di una volta c’è chi si è salvato così».
Ecco allora la storia del palio di Orino realizzato in pino Cembro, raccontata al termine della presentazione del libro sul paese (nel video sottostante, realizzato da Menta e Rosmarino, proponiamo l’intervento di Bonaria).
Il testo, opera collettiva comprende una dettagliata parte storica e un contributo artistico con le opere di maggior pregio presenti in paese. Il libro si arricchisce inoltre di un racconto di memorie realizzato da un villeggiante milanese che ripercorre i favolosi anni ’50 e ’60 quando il piccolo borgo divenne paese dei balocchi per i figli dei milanesi in vacanza, persi fra covoni di grano e sterminate corse dalle strade del bosco fino in paese. In ultimo, ma non meno importante, in cui tra l’altro si ascrive la testimonianza dello stesso Bonaria e di altre grandi personalità del paese, la parte che racchiude la storia naturale e le antiche tradizioni del territorio.
Il libro è disponibile per i residenti che ne faranno richiesta presso all’amministrazione comunale.
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