Piccolomo, l’ergastolo per l’omicidio di Carla Molinari è definitivo

La cassazione conferma la sentenza del carcere a vita. L'uomo uccise la ex tipografa per rubarle i soldi nascosti in casa

La Cassazione ha confermato la sentenza di ergastolo nei confronti di Giuseppe Piccolomo, 62 anni, l’uomo che nel 2009 entrò in casa della pensionata di Cocquio Trevisago Carla Molinari per una rapina e la uccise a coltellate, infierendo poi sul cadavere ed asportandone le mani poichè la vittima, per difendersi, lo aveva graffiato in faccia. 

Il primo grado
Il secondo grado

Il carcere a vita chiude definitivamente la vicenda processuale. L’impianto accusatorio, sostenuto dal pm Luca Petrucci in primo grado dopo l’inchiesta condotta dalla squadra mobile di Varese e dallo Sco di Roma, non è mai stato messo in discussione nei tre gradi di giudizio. L’avvocato Simona Bettiati aveva tuttavia eccepito su diversi aspetti nella raccolta delle prove e nella formazione del fascicolo. Rimane comunque un’inchiesta che ha destato grande sensazione, in primo luogo per l’efferatezza del delitto, ma anche perché Piccolomo non ha mai confessato e si è sempre dichiarato innocente. Lo incastrararono alcuni errori commessi quella notte di novembre: ma in primo luogo la testimonianza di una normale cittadina che dopo aver sentito in televisione che l’assassino aveva lasciato dei mozziconi usati nella casa del delitto, disse ai carabinieri di aver visto un uomo al centro commerciale di Cocquio Trevisago, che svuotava un posacenere con delle cicche usate e se le portava via. Qualche tempo dopo fu trovato un coltello con delle tracce di dna appartenenti alla vittima, in casa dello stesso Piccolomo a Ispra. 

Il delitto di Carla Molinari è l’unico crimine che imputato a Piccolomo. Ma non l’unico per il quale viene sospettato: lo stesso pm Luca Petrucci, su richiesta del gip, ha aperto un fascicolo per omicidio volontario sulla morte della prima moglie Marisa Maldera, la donna bruciata viva nel 2003 in uno strano incidente stradale. Inoltre, la procura generale di Milano ha addirittura visto in Piccolomo un possibile sospetto per la morte di Lidia Macchi, nel 1987, e lo avrebbe indagato perchè il suo volto potrebbe essere simile a quello di un identikit di un molestatore che camminava spesso nel parcheggio dell’ospedale di Cittiglio, poco distante da dove fu uccisa la povera ragazza. Un collegamento tuttavia che appare complicato da dimostrare. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 aprile 2014
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