Il lino “Puro” è solo made in Varese

La Penta servizi tessili srl nasce nel 1992 come piccola azienda satellite della Bellora spa. Specializzata nella campionatura di tessuti, negli anni ha investito nella produzione di lino extra fine, seta e cashmere, lanciando sul mercato un marchio di abbigliamento di alta qualità

Se gli imprenditori perdono il coraggio, hanno perso tutto. Ma nel distretto del tessile varesino ce n’è ancora abbastanza per continuare a produrre con qualità, nonostante la globalizzazione, la concorrenza feroce di cinesi, indiani e turchi e un sistema paese che rende la vita sempre più difficile alle imprese. La storia della Penta servizi tessili srl di Fagnano Olona è un esempio di quel coraggio che anima i tanti Davide della nostra provincia nella lotta contro i Golia del nuovo mondo.
Nata nel 1992 come piccola azienda satellite della Giuseppe Bellora spa e specializzata nella campionatura di tessuti, negli anni la Penta servizi tessili srl ha saputo diversificare la propria produzione investendo in nuovi progetti legati alla produzione di tessuti di alta qualità, in particolare lino extra fine, seta e cashmere, e alla realizzazione del marchio di abbigliamento “Puro made in Italy”.
Giuliano Cazzaro, fondatore e socio unico dell’azienda, ha una storia tipica di queste parti: una formazione acquisita all’istituto per periti tessili di Busto Arsizio, una lunga gavetta come dirigente nella grande "madre" Bellora, dove impara i segreti del mestiere necessari per mettersi in proprio.
Oggi la sua azienda  fattura 1.200.000 euro e dà lavoro a 11 persone, compresa la proprietà.
(nella foto, Laura e Giuliano Cazzaro)

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Giuliano, che cosa l’ha spinta a diventare imprenditore?
«Negli anni ’90 avevo intuito che c’era uno spazio perché la Bellora aveva bisogno di una flessibilità che non desse fastidio alla produzione interna. La campionatura dei tessuti doveva essere esternalizzata perché non era più efficiente, perciò ho fatto la mia proposta e sono partito con questa avventura».

Che problemi ha incontrato all’inizio?
«Innovare per competere non è solo un imperativo di oggi, anche allora era la coordinata lungo cui muoversi perché se vuoi essere competitivo hai una sola scelta: investire. Così acquistai subito dei macchinari molto moderni e la stessa cosa ho fatto nel 2007, alle soglie della crisi globale, investendo 650 mila euro in due orditoi speciali in grado di produrre tessuti finissimi di altissima qualità. Tutto ciò che ricavo l’ho sempre reinvestito in azienda».

E come sono andati gli affari durante la crisi?
«Dal 2005 al 2009 siamo andati benissimo, anche perché eravamo in grado di ordire tutti i tipi di filato e con grande flessibilità, senza avere tutti quei problemi tipici delle grandi aziende. I probemi sono iniziati dopo, ma la crisi del tessile, ancor prima di quella globale, per me è sempre stata uno stimolo a cercare nuove soluzioni per continuare a navigare senza tirare i remi in barca. Ecco perché nel 1996 ho dato vita alla Coltex srl come completamento del servizio di orditura già offerto dalla Penta Servizi e a partire dal 2002 non siamo più solo terzisti che forniscono servizi alle aziende della filiera, ma siamo diventati anche produttori di una linea di abbigliamento in lino finissimo che abbiamo chiamato “Puro made in Italy”».

Insomma, avete chiuso il cerchio: dalla produzione di tessuti alla confezione. Perché avete scelto quel nome?
«”Puro” è una parola italiana che evoca le caratteristiche dei nostri prodotti, ovvero una fibra naturale, ecosostenibile e di grandissima qualità. Vengono persino da Prato e da Biella ad acquistare il nostro lino perché siamo tra i pochissimi in Italia a realizzare un tessuto così fine».

Commercializzare la produzione di abbigliamento è molto costoso per una piccola impresa. Come fate?
«Innanzi tutto abbiamo uno spaccio aziendale sopra la tessitura e poi tramite contatti informali i nostri prodotti sono arrivati in luoghi di villeggiatura internazionali, come Formentera, varie località della Costa Azzurra e della riviera italiana, facilitati anche dal fatto che i nostri prodotti durano più di una stagione. Poi siamo approdati alla Fiera di Milano e a Pitti immagine».

Lei è affiancato da sua moglie Laura, che si occupa del commerciale e della linea di abbigliamento, e da suo fratello Mario, meccanico tessile che si prende cura degli orditoi e della produzione. Non pensa che il modello di impresa famigliare debba trasformarsi in qualcosa d’altro?
«Se la filiera continua a tenere è perché tutto sommato quel modello ha funzionato, anche se credo che sia necessario iniziare un percorso per realizzare un network di imprese e in questo le associazioni di rappresentanza dovrebbero aiutarci. Siamo nell’era dei social e condividere è strategico, non è però semplice per via dello spiccato individualismo dell’imprenditore italiano».


È già pronto l’ingresso della seconda generazione in azienda?

«Abbiamo una figlia, ma francamente è ancora piccola per poter decidere del suo futuro e tantomeno possiamo deciderlo io e mia moglie. Ho sempre pensato però che l’azienda sia un patrimonio del territorio, dei dipendenti che ci lavorano e quindi della comunità, pertanto le soluzioni di continuità sono molteplici».


Secondo lei, qual è la via per la salvezza dei distretti industriali italiani?

«Ho comprato un libro di Brunello Cucinelli (famoso imprenditore della moda italiana, intervenuto all’assemblea di Univa nel 2011, ndr) e concordo con lui quando dice che la cultura e la tradizione su cui si fonda il made in Italy non possono essere acquistate dai cinesi. Quella storia si è sedimentata nel corso dei secoli nell’immaginario collettivo e si materializza ancora oggi nei nostri prodotti. Penso che l’unica strada da seguire sia quella lastricata di bellezza e qualità».
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Scheda dell’azienda

Penta servizi tessili srl 
Via Silvio Pellico 2
Fagnano Olona
tel. 0331/614078
email penta@coltex.it
sito internet
 www.puromadeinitaly.it
Facebook
http://www.facebook.com/puromadeinitaly

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Pubblicato il 01 Agosto 2014
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