“Baggio mi ha insegnato a tirare le punizioni”

Vincenzo Maiolo, dal Milan alla Cuassese passando da centinaia di gol, infortuni, la depressione ed una passione per il calcio che va oltre le categorie

Dal Milan alla Cuassese. Di piedi buoni come i suoi li hanno avuti in pochissimi. Un dono che Vincenzo Maiolo è riuscito a sfruttare solo in parte, per mille motivi: la testa un po’ matta, tanti infortuni e la volontà di non fare un gradino in più verso il calcio che conta per rimanere il migliore nelle retrovie. Classe 1978, cresciuto nel Bosto, dal Varese fu preso nel Milan per fare gli Allievi Nazionali: «Segnai una cinquantina di gol quall’anno e vincemmo lo Scudetto: era una squadra fortissima, con Maccarone, De Zerbi, Saudati, solo per citarne alcuni. La prima squadra era allenata da Fabio Capello che mi prese in simpatia e mi fece allenare con i campioni: ricordo che a fine allenamento mi teneva a tirare in porta a Sebastiano Rossi – racconta Maiolo -. L’anno dopo arrivò Tabarez che mi tenne in prima squadra fisso: allenamenti con i vari Baggio, Weah, Simone, Maldini, Baresi, Boban, Savicevic e partite con la Primavera. Un sogno. Ricordo che mi allenavo a Milanello e poi andavo fino ad Albizzate a piedi per prendere il treno e tornare a Varese: quando Baggio lo scoprì si offrì di portarmi a casa lui. Abitava a Vedano Olona e mi lasciava in viale Europa davanti al Malerba: quando lo scoprirono i miei amici, ogni sera si presentavano in tantissimi per farsi firmare autografi e salutarlo e lui non si negava mai, un vero signore. Da Baggio ho imparato a tirare le punizioni: lo spiavo e gli rubavo tutti i segreti che potevo. Poi mi sono rotto il ginocchio per la prima volta».

Col Milan Maiolo ha giocato una partita ufficiale in Coppa Italia contro la Reggiana: con lui in attacco Baggio e Weah, tantissima roba. Dopo il primo infortunio (si è rotto 4 volte il legamento crociato del ginocchio sinistro) comincia a girare per l’Italia della serie C. Pro Sesto, dove è tuttora il miglior cannoniere della storia e idolo dei tifosi (78 reti in 7 stagioni), Livorno, Campobasso, Prato, Legnano: «Ho giocato con gente fortissima, a Livorno in avanti con me c’erano Protti e Carruezzo, alla Pro Sesto Sansovini: in un’intervista dopo la promozione del Pescara in serie A disse che il giocatore più forte con cui avesse mai giocato ero io, ma che avevo una testa matta. In effetti col tempo sono molto maturato, ho fatto le mie “cazzate”, ma non rimpiango quasi niente. Perchè non ho mai fatto il salto che tutti si aspettavano in serie B o A? Ho scelto io: volevo essere il migliore in serie C piuttosto che rischiare di giocare poco o fare fatica in categorie superiori – spiega l’attaccante -. Dopo essere tornato alla Pro Sesto e aver vinto il campionato con un sacco di gol, mi ha chiamato Marco Simone, neo proprietario del Legnano: mi feci convincere, ma mi ruppi ancora il ginocchio».

Cominciò allora un brutto periodo tra depressione, crisi famigliare, la voglia di mollare tutto: «Ingrassai a dismisura, arrivai a pesare 130 chili – ricorda Maiolo -. Non sono uscito di casa per mesi. Mi ha salvato la mia attuale compagna, mi sono risollevato, sono piano piano tornato in campo con l’Olimpia, a Ponte Tresa, mia nuova casa: ho fatto 21 gol in 15 partite e ho pensato che non fossi proprio finito finito…da lì ho giocato ancora in categorie minori, scegliendo sempre io dove andare, Csi compreso, esperienza che non rinnego perchè, come per i tornei estivi, amo giocare e mi piace divertirmi».
In molti a Varese ricordano l’estate 2006, quando Maiolo fu vicinissimo a vestire la maglia biancorossa: «Ero reduce dalla terza rottura del ginocchio, mi stavo riprendendo e mi offrirono di allenarmi col Varese. Io dissi subito di sì, entusiasta. Tornai in forma e Sogliano, allora direttore sportivo, mi offrì un contratto. Ero felicissimo, era il mio sogno giocare con la squadra della mia città. Poi però non trovammo l’accordo economico e mi chiamò il Como: decisi di andare, ero senza contratto e avevo bisogno di soldi. Non è stato semplice, i tifosi del Como mi insultavano tutte le domeniche, ho anche rischiato di prendere botte con la mia compagna in più di una circostanza; coi tifosi del Varese ho fatto pace dopo due anni: mi è spiaciuto molto perchè giocare per chi è cresciuto con me era il mio sogno. È questo l’unico rimpianto che ho, non aver indossato la maglia del Varese da professionista».

Ora Maiolo ha cominciato una nuova carriera, quella da allenatore, senza però rinunciare a scendere in campo e gonfiare la rete: «Sono alla Cuassese, in Terza Categoria. Mi hanno convinto gli amici, Marco Viola soprattutto, e ho portato qui ragazzi che conosco, giocatori che mi hanno dato disponibilità assoluta e che ringrazio. C’è gente come Dones che con la Terza Categoria non ha niente a che vedere. Siamo in tanti, ma tutti lavorano per migliorare e fare bene. Io non volevo più giocare, ma per vari motivi sono dovuto scendere in campo: ho fatto una decina di gol finora, ma lascio spazio volentieri agli altri. Il mio futuro? Vorrei allenare, mi piace. Chissà…». E in campo i suoi ragazzi a fine allenamento si fermano a guardare come si tirano le punizioni, come faceva lui con Baggio… 

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 dicembre 2014
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