Gli anni dell’Unità: Crisi e (lieve) ripresa

Continua il viaggio nella storia della Valle Olona con il racconto degli effetti dello scoppio della guerra di secessione statunitense (1861-1865), e la politica economica della destra storica italiana,

Gli anni sessanta del secolo XIX costituirono un periodo alquanto tormentato nella storia dell’industria cotoniera nella Valle Olona. Due sono gli avvenimenti storici che caratterizzarono gli anni successivi alla proclamazione dell’Unità i quali ebbero conseguenze importanti per le manifatture di cotone della zona: lo scoppio della guerra di secessione statunitense (1861-1865), e la politica economica della destra storica italiana, che proseguì la linea liberista sposata da Cavour applicandola alla Lombardia prima (dal 1859, armistizio di Villafranca) e all’appena costituito Regno d’Italia poi.

Largamente dipendente dall’importazione di cotone greggio dai paesi dell’estero, ed in particolar modo dagli Stati Uniti d’America, già in passato (segnatamente durante il periodo napoleonico e in misura minore nei primi anni della Restaurazione) l’industria cotoniera aveva sofferto l’imposizione coatta di tariffe protezionistiche sui prodotti in entrata, e in particolar modo sul cotone greggio, materia prima fondamentale nel processo di fabbricazione di fustagni. Con l’inizio della guerra civile negli Stati Uniti d’America, e la conseguente drastica diminuzione dei rifornimenti di materia prima, le manifatture cotoniere trovarono abnormi difficoltà nel reperire il cotone greggio (già all’inizio del secolo i mercanti-imprenditori di Busto Arsizio importavano il cotone dagli Stati Uniti, passando per il porto di Genova), e si trovarono in una situazione di gravissima difficoltà.
Al fine di risolvere la situazione di crisi di approvvigionamento di cotone, il governo centrale nel 1863 propose di estendere anche in Lombardia la coltivazione del cotone mediante l’istituzione con decreto di un’apposita Commissione Reale, come già sperimentato in Sicilia, con esiti tuttavia non positivi e comunque insufficienti per risolvere in modo definitivo la questione. Il problema dei rifornimenti di cotone verrà superato solo al termine del conflitto bellico nord-americano, nel 1865.

Con l’armistizio di Villafranca e l’annessione al Piemonte sabaudo, in Lombardia vennero applicate le nuove strategie economiche liberiste già in auge nel regno sabaudo, le quali ebbero tuttavia effetti deleteri sull’economia della Valle Olona, ancora non preparata a fronteggiare la temibile concorrenza britannica. I dazi sull’importazione dei prodotti finiti cotonieri si ridussero drasticamente, passando da 26 lire al quintale (tariffa applicata sotto gli austriaci) a 10 lire al quintale. In seguito a tale provvedimento, i tessuti inglesi invasero letteralmente il mercato italiano, passando da 40 a 120 milioni di kg di filati. Il passaggio da un regime economico (tendenzialmente) protezionista al puro liberoscambismo della destra storica fu la concausa, insieme alla già menzionata guerra di secessione statunitense, del periodo di profonda depressione economica attraversato dall’industria cotoniera nella Valle Olona e segnatamente a Busto Arsizio.

Nella provincia di Milano ben 7 opifici per la filatura chiusero l’attività, quasi tutti si videro costretti a ridurre le ore e le giornate lavorative e vi fu una drastica decurtazione dei salari dei tessitori, in particolare delle donne, nonostante che a Busto Arsizio in questi anni esistessero già 4740 telai casalinghi che lavoravano per 29 opifici, e che almeno 8475 lavoratori bustesi fossero impegnati nel settore tessile (dati del 1862).
L’allora sindaco di Busto Arsizio Pasquale Pozzi costatò che

A causa dello straordinario incarimento dei cotoni, delle difficoltà di averne e della concorrenza fattaci dagli inglesi a cagione del ribasso della tariffa doganale testé operatosi, un terzo degli 8347 operai sono privi affatto di lavoro.

Luigi Candiani, proprietario di un opificio a Busto Arsizio, nel 1862 descrisse in modo efficace il contesto di difficoltà che andava attraversando il settore cotoniero:

Si osserva che in questo stato anormale di cose (già troppo allungato), li fabbricatori si trovano nella difficile posizione di non poter più somministrare senza interruzione il consueto lavoro ai tessitori, avuto riguardo al costante straordinario dei cotoni, all’incagliato smercio dei manufatti che giacciono invenduti con grave danno de’ detentori, in causa della concorrenza inglese, che prese forti proporzioni, dopo la sensibile riduzione de’ dazi in entrata, la quale situazione perdurando ancora, è forza prevedere, che li fabbricatori dovranno ridurre al disotto della metà il loro lavoro e conseguentemente con detrimento economico dei lavoratori.

Un lieve miglioramento si ebbe a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta, allorquando la svalutazione del valore della lira e lo scoppio del conflitto franco- prussiano (cui fece seguito la diminuzione della concorrenza di tessuti francesi) garantirono al settore tessile-cotoniero una seppur moderata ripresa. A Busto Arsizio nel 1872 si registrarono 14 opifici cotonieri e un totale di 1355 tessitori, a cui si debbono aggiungere i 5 stabilimenti e i 220 operai di Sacconago; a Gallarate vi erano 17 stabilimenti e un totale di 700 lavoratori, a Legnano 10 fabbriche con 1076 operai. A Solbiate Olona il cotonificio fondato da Andrea Ponti vide aumentare il numero dei propri lavoratori da 153 (dati del 1822) a 645. Anche negli altri centri della Valle Olona crebbe il numero di manifatture e di operai, per un totale di 71 opifici e 6297 tessitori nell’intera zona.

L’industria cotoniera risentì della congiuntura economico-finanziaria sfavorevole degli anni 1871-1876, tanto che per quanto riguarda la filatura risultavano censiti 53280 fusi e 1293 lavoratori, cifre appena superiori rispetto alla rilevazione del 1854. Il numero di stabilimenti cotonieri nella Valle Olona proseguì comunque il suo trend crescente: nel 1876 infatti si potevano trovare 82 stabilimenti cotonieri, contro i 71 del 1872. Nuovi opifici vennero fondati non solo a Gallarate e Busto Arsizio, ma anche ad Arconate, Somma Lombardo e Fagnano Olona.

 

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Pubblicato il 16 Febbraio 2015
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