Il finto banchiere Bellinato arrestato a Tunisi
Era in Tunisia da due anni, il suo avvocato vola a trovarlo in carcere. Nel 2004 fondò la Banca Magnolia, ma era tutto falso
E’ stato arrestato a Tunisi, Bruno Albano Bellinato, 47 anni, un varesino più volte condannato per truffa, estorsione e bancarotta. Ma, soprattutto, noto come il prestigiatore delle auto e uno dei promotori della più grande truffa finanziaria degli ultimi 20 anni: la costituzione di una finta banca, con inesistenti filiali a Varese, Bergamo e Lugano. Bellinato, tra cumuli di pena e condanne divenute definitive, deve scontare in totale 7 anni e mezzo di carcere, ma in realtà ha accumulato 11 anni e 3 mesi di pena.
Il suo avvocato, Corrado Viazzo, è volato a Tunisi per occuparsi dell’estradizione, anche se c’è un giallo internazionale, legato al fatto che la carcerazione arriva in conseguenza di una richiesta della prefettura di Ragusa di cui il legale non era a conoscenza. Bellinato si era rifugiato da due anni in Tunisia, ma il suo nome compare ancora in tribunale negli stralci dei vari processi per le truffe operate a Varese.
La Banca Magnolia
La storia più incredibile in cui è stato coinvolto è quella della Banca Magnolia, e della finta festa di inaugurazione che, nel 2004, fece organizzare in una bella villa di Induno Olona. Il 17 giugno del 2004 Bellinato e il suo complice, Michele Lullo, un uomo che si spacciava per banchiere svizzero e che pare avesse anche amicizie nel mondo bancario, annunciarono sui giornali finanziari di aver costituto una nuova banca per i piccoli imprenditori lombardi, con il capitale di 20 milioni di euro. Coinvolsero un imprenditore bergamasco, che però divenne vittima dei loro raggiri, e a cui pare fecero versare soldi veri, per quella che il pm Tiziano Masini definì una banca del tutto immaginaria.
Bellinato era indicato sui giornali come il titolare di una verniciatura industriale, nonché socio della Banca Magnolia. La Banca d’Italia smentì la nascita di una banca in Lombardia, ma Lullo e Bellinato organizzarono nello studio di un avvocato una finta smentita a mezzo stampa che a per convincerlo che era tutto vero. Tra banche immaginarie e finti uffici clienti, la truffa andò avanti per un anno. Vi fu coinvolta anche una società di Varese chiamata Blu Service srl, con sede in via Cavour, che fingeva di erogare finanziamenti a imprenditori, ma in realtà si intascava i soldi versati per istruire le pratiche. La vicenda riguardava anche truffe sulle auto, in cui fu coinvolta Maura Lari, moglie di Franco Baresi.
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