Maxi-evasione coi compro oro, in manette la banda di Mirko Rosa

Si è chiusa con 11 ordinanze di custodia cautelare l'indagine Goldfinger sui compro oro "Mirko Oro". Arrestato anche il socio Giacomo De Luca. Accertata evasione per 3,7 milioni di euro

Per ricostruire l’impero di Mirko Oro (all’anagrafe Mirko Rosa, ndr) è servita un’indagine durata un anno e mezzo. Il risultato dell’immensa mole di lavoro della Procura di Busto Arsizio e della Guardia di Finanza di Legnano è l’ordinanza di custodia cautelare di 327 pagine nei confronti di 11 persone per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e alla ricettazione.

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A capo dell’organizzazione c’erano Mirko Rosa (41 anni) e Giacomo De Luca (45), finiti in carcere insieme ai due “direttori” dei negozi a marchio “Mirko Oro” sparsi per tutto il nord Italia e con una filiale addirittura a Roma, Mario Ambrosetti (49) e Luca Rovellini (49). Ai domiciliari sono finiti altri cinque soggetti, risultati teste di legno a capo delle varie società utilizzate per annotare false fatturazioni per operazioni inesistenti, mentre ad altri due hanno notificato l’obbligo di dimora. arresto mirko oro

L’INDAGINE – Tutto è partito da un controllo fiscale attivato dalla Guardia di Finanza di Legnano, diretta dal colonnello Domenico Morabito, sul finire del 2013. Subito si è presentato davanti agli occhi degli inquirenti una situazione anomala, fatta di numerose società che fatturavano tra di loro operazioni che, nella realtà, non esistevano. Il lavoro dei militari legnanesi è stato ampiamente supportato dal sostituto procuratore Nadia Calcaterra e dal nucleo di polizia giudiziaria a supporto del magistrato composto dagli esperti finanzieri Giovanni Antico e Mauro Giammarioni. Le intercettazioni, inoltre, hanno permesso di mettere ogni tassello al posto giusto.

EVASIONE MILIONARIA – Ne è emerso un quadro di illegalità totale dal punto di vista fiscale. Dal periodo preso in esame è emerso che i due capi dell’organizzazione hanno nascosto al fisco 5,5 milioni di euro con un’evasione di Irpef che ammonterebbe a 3,7 milioni di euro. De Luca e Rosa risultavano essere dipendenti del sistema di cui erano a capo mentre le società erano intestate a prestanome che – chiamati a rispondere – non hanno saputo fornire spiegazioni di quanto accadeva nell’impero “Mirko Oro”. I soldi nascosti al fisco (almeno 500 mila euro ma si sospetta siano molti di più, ndr) vengono portati illegalmente in Svizzera e in Spagna con viaggi in auto dotate di vani nascosti.

RICETTAZIONE – Nei negozi compro oro, inoltre, veniva accettato anche oro provento di furti e rapine come più volte accertato dagli inquirenti. L’oro veniva ripulito attraverso la vendita ad altri negozi della stessa catena, in modo da farne perdere le tracce fino alla fusione. Un aspetto ancora più odioso di questa faccenda è il fatto che Mirko Rosa offrì una taglia per chi avesse fatto arrestare l’assassino di Mariangela Granomelli, la gioielleria uccisa da Alex Maggio durante una rapina di monili d’oro nel negozio di Saronno. Oro che venne poi portato dall’assassino in un compro oro per pagarsi le vacanze con la fidanzata.

LUSSO SFACCIATO – Per il fisco i due erano nullatenenti nonostante mantenessero uno stile di vita sfacciatamente lussuoso e per nulla nascosto. Ferrari, Lamborghini, Limousine, Hummer, droga, serate in discoteca nelle quali Mirko Rosa arrivava a spendere 20 mila euro in poche ore, piscina in casa, viaggi e pubblicità ovunque avevano fatto di Rosa un personaggio molto discusso ma anche molto ammirato da schiere di ragazzi che sognavano di diventare come lui. Il suo stile di vita è stato immortalato in diversi video che girano su youtube e che vedono protagonista il palestrato imprenditore con tanto di canzone rap scritta apposta per la sua celebrazione. Celebri i suoi camion vela sui quali prometteva taglie da centinaia di migliaia di euro per chi avesse aiutato ad arrestare alcuni assassini.

LA ROTTURA – A luglio del 2014, mentre gli inquirenti indagavano sui reati fiscali, Rosa e De Luca rompono il loro sodalizio dopo una folle notte in cui il primo uccide il gatto della compagna (Nadia De Luca, figlia del socio, ndr) e picchia la donna. Lei decide di presentarsi dai carabinieri di Castellanza per denunciarlo, insieme al padre. Davanti alla caserma scoppia un putiferio con Mirko Rosa e Giacomo De Luca che vengono alle mani davanti ai militari attoniti.

LA VENDETTA – Rosa viene arrestato e De Luca inizia la sua vendetta nei confronti dell’ex-socio ed ex-genero. Organizza e mette in atto un incendio ai danni di una delle lussuose auto di Rosa, organizza altri due attentati ad auto e negozi ma non riesce a metterli in atto perchè gli investigatori ascoltano tutto e riescono ad evitarli, progetta anche di fare del male fisico a Mirko Rosa. Il procuratore capo Gianluigi Fontana ha sottolineato «il preoccupante ricorso del De Luca a personaggi di spessore della malavita organizzata», vicini ad ambienti di ‘ndrangheta.

IL PERICOLO DI FUGA – Questa mattina all’alba è scattato il blitz che ha visto impegnati 60 militari che hanno notificato le ordinanze agli undici componenti del gruppo criminale e hanno effettuato 13 perquisizioni. Giacomo De Luca, ormai convinto di essere ad un passo dall’arresto, aveva deciso di fuggire con la famiglia partendo da Savona con una nave da crociera diretta in Spagna ma i militari delle Fiamme Gialle legnanesi lo hanno anticipato con le valige già pronte nel corridoio a pochi minuti dalla partenza verso il porto ligure dal quale si sarebbe imbarcato.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 20 giugno 2015
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  1. Scritto da Felice

    Chissà come mai non sono stupito…il meglio dell’imprenditoria italiana.

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