#Lombardia 2030, le strategie di Confindustria per i prossimi 15 anni

Ribolla: «L'obiettivo è portare la Lombardia a competere con le aree più avanzate del mondo». Quattro le leve: cultura di impresa, cluster, internazionalizzazione e capitale umano

confindustria Lombardia

«Un Paese è competitivo nel momento in cui le imprese che operano sul suo territorio sono in grado di competere con successo nell’economia globale mentre assicurano al cittadino medio standard di vita elevati e crescenti». Alberto Ribolla, presidente della Confidustria lombarda, cita questa frase di Michael Porter, docente dell’Harward Business School, ancor prima di entrare nel merito del piano strategico #Lombardia 2030, perché se vuoi crescere in un mondo globalizzato, quello è il modello di riferimento. Un territorio per raggiungere la prosperità deve dunque aumentare la sua competitività e la sua capacità attrattiva.

Al centro della strategia competitiva degli industriali lombardi c’è sempre il manifatturiero chiamato a rinnovarsi e a migliorarsi continuamente per gestire la transizione dall’analogico al digitale e favorire il passaggio all’industria 4.0continuando così a ripetere il miracolo economico sotto il cielo di Lombardia. Quattro sono le leve individuate da Confindustria  per incrementare la competitività: diffondere la cultura d’impresa, favorire i cluster di imprese, formare il capitale umano e promuovere l’internazionalizzazione. 

Il piano strategico #Lombardia2030 simula scenari macroeconomici interessanti. Per esempio, sul piano dell’occupazione se la Lombardia colmasse il distacco rispetto alle altre regioni che si collocano più in alto nella graduatoria relativa a ciascuno dei diciassette settori in cui sono divise le attività del manifatturieroda qui al 2030 avrebbe 110mila occupati in più, vale a dire l’11,2 %  dell’occupazione nel settore. L’obiettivo potrebbe essere raggiunto se l’export regionale lombardo crescesse del 3%  medio annuo per i prossimi tre lustri, il che comporterebbe un aumento annuo del Pil regionale pari allo 0,7%.

In Italia si spendono molte parole sulle quote rosa. Sarebbe invece ora di passare ai fatti perché il centro studi di Confindustria ha calcolato che se il tasso di occupazione femminile crescesse come quello della regione francese dell’Ile de France, cioè del 5,9%, il Pil lombardo aumenterebbe del 4,1%, ovvero di  14 miliardi di euro,  pari a 1.400 euro a cittadino.

Effetti positivi ci sarebbero anche agendo sulla qualità del capitale umano. Aumentando di tre anni il livello di istruzione media in Lombardia il Pil regionale entro il 2030 crescerebbe del 19,6% . Stesso discorso se aumentasse dell’8% la quota di forza lavoro impiegata in attività legate a scienza e tecnologia, che attualmente è del 30%, l’aumento del prodotto interno lordo  sarebbe del 10,9%.

La Lombardia, nonostante un sistema-paese non proprio allineato alle migliori aree d’Europa, continua ad essere la regione italiana più competitiva e tra le migliori del Vecchio Continente. «Anche senza il traino dell’auto – ha sottolineato Ribolla – l’industria delle più forti regioni italiane, vale a dire Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, tiene testa a quelle tedesche di Renania e Westfalia».

«Il piano strategico #Lombardia2030, elaborato in collaborazione con l’Università Liuc di Castellanza e la Fondazione Edison – ha concluso il presidente degli industriali lombardi- è aperto alle istituzioni e a tutti gli stakeholder (portatori d’interessi, ndr) del territorio perché non si fa nulla da soli e non si crea valore senza condivisione delle strategie» . E forse è anche per questo motivo che la presentazione del piano è stata fatta fuori delle sedi istituzionali di Confindustria per ricadere nel «campo neutro» della Samsung, multinazionale dell’high-tech, aperta al mondo per definizione ma piuttosto lontana dal modello produttivo del manifatturiero lombardo, campione impareggiabile nel medium-tech.

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 01 dicembre 2015
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