72 firme su 40 pagine per comprare un tornio
Il racconto di Davide Galli presidente di Confartigianato Imprese Varese. «Basterebbero due fogli e una firma»

Abbiamo ancora negli occhi le immagini di un ex ministro leghista che bruciava una catasta di leggi inutili e nelle orecchie le parole spese a più livelli dai vari governi, compreso l’attuale, sull’esigenza di semplificare le procedure e abbattere l’eccesso di burocrazia soprattutto per le imprese. In attesa di qualche segnale concreto da parte della politica, gli imprenditori, soprattutto quelli piccoli, devono continuare a combattere quotidianamente contro un sistema ostile.
(nella foto Davide Galli discute con i colleghi di Confartigianato)
In questo caso a denunciare la procedura “barocca” è il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, che per poter finanziare l’acquisto di un nuovo macchinario per la sua impresa, un tornio, ha dovuto apporre 72 firme su un plico di 40 fogli. Un caso di “cartolarizzazione” della volontà imprenditoriale o di burocrazia canaglia?
Lo ha raccontato lo stesso Galli durante la presentazione della ricerca dedicata al rapporto tra banche e pmi all’università Bocconi di Milano . «Così possono farti firmare qualunque cosa – ha commentato Galli-. Io metterei una regola: per i finanziamenti una sola pagina al massimo due, e una firma sola. E poi, se c’è qualcuno che in genere onora sempre i propri impegni, questi sono soprattutto i piccoli imprenditori».
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