Cosa serve per difendere davvero i nostri figli

Family Day

Egr. Direttore,
della lettera inviata da Vittoria e Chiara sulla loro partecipazione al “Family Day” di sabato scorso, mi ha colpito il loro striscione “Comitato – Difendiamo i nostri figli – Varese” contenuto certamente più che condivisibile. Credo inoltre anche alla loro buona fede, cioè quello di essere andate a Roma in tanti in difesa della Famiglie e dei bambini. La disputa se alla manifestazione hanno partecipato 50 o 100 o 500 mila persone non mi interessa. Il limite sta però forse nel fatto che quello che si discute in questi giorni in Parlamento non è tanto una legge in difesa della famiglia o dei bambini. In Parlamento si discutere semplicemente se estendere i diritti fondamentali riconosciuti alla famiglia e quindi ai bambini, a quelle coppie etero o omosessuali, che oggi non sono riconosciuti. E’ una legge quindi che non va a cambiare nulla nelle famiglie esistenti e quindi non produrrà, purtroppo, nessun cambiamento alle condizioni materiali delle famiglie e dei loro rispettivi bambini, ma regolarizza quanto di fatto nella società esiste già.

Ma il problema di “difendere in nostri figli” esiste e come, anche nella ricca, si fa per dire, città di Varese. Difendere la famiglia e i rispettivi bambini, servono a mio parere tre parole: lavoro, lavoro e ancora lavoro.

Lavoro: perché solo il lavoro rende la vita dignitosa alle famiglie e dà quella sicurezza sociale che possa garantire ai propri bambini, il pane quotidiano, la scuola, servizi sanitari decenti, un tetto ecc. ecc senza doversi umiliare chiedendo l’elemosina a destra e a manca.
Lavoro: perché solo il lavoro consente alla famiglie povere si poter pagare l’affitto della propria casa popolare, le bollette di luce, gas e telefono, quelle condizioni minime che possono garantire una vita dignitosa.
Lavoro: perché solo il lavoro consente alle famiglie di accogliere la vita come dono di Dio, sia ai bambini che nascono all’interno delle famiglie povere o sia quelli che nascono dalle donne sole, per evitare la tragica scelta dell’aborto oppure quella cosa scellerata ma giusta, di dover consegnare il proprio bambino nella culla dell’infanzia abbandonata per dargli quel futuro che una donna sola non riesce a dare. Scelta comunque atroce.

Ebbene, pensare oggi che a Varese è nato un comitato che si prefigge lo scopo di difendere i nostri bambini è ovviamente una cosa bellissima. Non si dovrà poi nemmeno andare in gita a Roma per affermare questo principio. Basta andare in quel di san Fermo o in tutte le periferie della città, magari in via Valsugana o in altre vie e scoprire famiglie con sei bambini ancora da far crescere, con padre senza lavoro e mamma con lavoro precario a tempo parziale oppure visitare le case delle ragazze madri, quelle che non cercano nemmeno i servizi sociali per la paura che gli portino via il loro bambino. Ne frequentano tanto le nostre parrocchie che prima dell’avvento di Papa Francesco, dei poveri sin sono un po’ disinteressate o anche perché sono semplicemente di altre religioni.

Se è vero che questo comitato conta di 300 persone, c’è un campo di iniziativa vastissimo. A Vittoria e a Cinzia posso solo augurare, senza retorica, buon lavoro. Un lavoro da svolgere con tanta misericordia lasciando da parte tutti coloro che vogliono usare i nostri figli per guerre ideologiche inutili e sbagliate.

Emilio Vanoni

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 febbraio 2016
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