Il pasticcio della tassa d’imbarco, scatta l’aumento ma il Tar blocca tutto

Dal 1° gennaio l'addizionale è fissata a 9 euro, che vanno alla super-cassa integrazione dei piloti: dopo il ricorso di Easyjet il governo ha annunciato di voler andare avanti. E intanto ai Comuni arrivano le briciole

Malpensa Generiche

Ve la ricordate? La tassa d’imbarco sui biglietti aerei – la paga chiunque parta da un aeroporto italiano verso un altro Stato – dal 1° gennaio è stata aumentata. E non di poco: da 6,50 a 9,00 euro. Un aumento del 35% e più, che va a finire nel “Fondo Speciale dei lavoratori aeroportuali”, attivato nel lontano 2006 dal governo Berlusconi per “alleviare” la crisi di Alitalia.

Inevitabili le polemiche, rilanciate anche dalle compagnie aeree, poco disposte a fare da esattori per lo Stato (e, indirettamente, persino per i lavoratori della concorrenza):  Ryanair ha tuonato contro l’aumento, EasyJet si è rivolta persino al TAR del Lazio. I giudici amministrativi hanno bloccato la riscossione della tassa aggiuntiva dal 1 gennaio al 20 febbraio, in attesa di pronunciarsi ulteriormente a giugno 2016; nel frattempo però lo Stato ha incassato, si parla di circa 16,5 milioni di euro al mese.

Contro la posizione delle compagnie ha preso la parola mercoledì scorso il ministro dei trasporti Graziano Delrio, che ha sì detto di voler impegnarsi a diminuire le tasse ma nel contempo ha risposto a muso duro: «Le compagnie aeree hanno affrontato questa questione in maniera che non condivido, minacciando di ridurre voli e personale a causa di una tassa prevista da anni per il potenziamento del fondo a tutela dei lavoratori». Delrio ha respinto le accuse delle compagnie, che sui 2,5 euro di aumento hanno avviato una campagna più generale sul peso delle tasse, ipotizzando una “ritirata” dal mercato italiano (ma secondo alcuni osservatori è un bluff) . In ogni caso – anche se le compagnie calcassero la mano –  vero è che i 2,5 euro di gennaio sono solo l’ultimo aumento: in origine (2004, governo Berlusconi) si partiva da 2,5 euro, poi ci hanno messo del loro il governo Monti e il ministro Lupi. E – dal 1° gennaio 2016 – il duo Renzi-Delrio.

«Una tassa iniqua», «un’ulteriore regalo alla casta dei piloti, spesso tutelati da ammortizzatori sociali di lusso anche per 7 anni» ha tuonato Dario Balotta, nelle vesti di Presidente Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti. Che pone la questione proprio dei soldi incassati dalle compagnie dal 1° gennaio e “girati” a Roma, all’Inps che gestisce il fondo trasporto aereo: «Sui 7 milioni di passeggeri che mensilmente partono da aeroporti italiani, parliamo di 18 milioni di euro mensili che i viaggiatori non dovevano pagare. Come verranno restituiti i soldi ai passeggeri che hanno già pagato la tassa aeroportuale? E chi gli rimborserà questi soldi adesso?»

«Nessun governo sembra in grado di dire di no alla lobby dei piloti e alla deriva neo ortografia dei sindacati confederati che li difendono» conclude Balotta. «Tutto a discapito di equità e giustizia sociale fra lavoratori e dell’efficienza del sistema». In tutto questo, non va dimenticato l’ultimo dato: la tassa d’imbarco ha completamente cambiato funzione, rispetto alle origini. La “addizionale comunale” era stata pensata principalmente per dare un gettito alle comunità locali (i Comuni) che dovevano fare i conti con l’impatto dell’aeroporto, che erode territorio direttamente (sedime aeroportuale) e indirettamente (strade e ferrovie d’accesso). L’ultimo aggiornamento per i Comuni intorno a Malpensa è quasi una presa in giro: 272mila euro da dividere per nove, un’inezia rispetto agli arretrati e rispetto al gettito complessivo della “addizionale comunale d’imbarco”.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 29 febbraio 2016
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