“Sono razzista, ma sto cercando di smettere”

Giovanni Porta è un genetista e insegna all'Università dell'Insubria. Dimostra come e perché la diversità sia un valore e ci abbia reso più forti

“Sono razzista, ma sto cercando di smettere”. Giovanni Porta è un professore dell’Università dell’Insubria. Insegna genetica. La sua è una vera passione per il genoma, sbocciata in tempi precoci quando ancora era al terzo anno della Facoltà di Medicina: « Ho sempre saputo che sarei andato negli Stati Uniti a fare un’esperienza di ricerca – commenta il docente – Sono rimasto sei anni alla Washington Medical University in Missouri. L’indagine del genoma era solo all’inizio. C’era una grande eccitazione».

Porta ha realizzato un cortometraggio prendendo in prestito il titolo del libro del genetista Guido Barbujani per divulgare una verità accertata : « La parola razza non ha alcun fondamento scientifico. Certo, la ritroviamo anche nella nostra Costituzione, ma è un termine errato perché non esistono in Natura categorie così generali con cui classificare le persone».

La sua esperienza negli USA si interruppe per venire a lavorare all’Università dell’Insubria  « Il mio direttore di Pavia, il professor Marco Faccaro, mi proposte un posto da ricercatore in Italia, a Varese. Era il mio futuro». Così Giovanni Porta rifece i bagagli e tornò indietro portando con sé una fondamentale verità: « La diversità è un valore».

Il ragionamento che sta alla base di questa considerazione parte dal fatto ogni individuo possiede 22.000 geni alcuni dei quali possono essere mutati rendendolo un portatore sano della mutazione. « La diversità genetica previene l’incontro tra due portatori sani della stessa mutazione impedendo così la trasmissione della malattia alla prole».  

giovanni porta

Gli studi del professor Porta e dei genetisti hanno ribaltato le teorie dell’Eugenetica: « L’idea che si possano produrre farmaci adatti ad etnie diverse è un errore molto grave. Il genoma di ogni uomo è formato da 6 miliardi di nucleotidi: il sequenziamento di migliaia di persone ci ha fatto comprendere come sia impossibile formare dei sotto gruppi di persone sulla base di queste informazioni. L’unico possibile sotto gruppo è il singolo individuo. Il nostro DNA è unico per cui è un po’ la nostra firma».

Lo studio del genoma umano ci ha anche permesso di stabilire che l’essere umano ha avuto origine in Africa. Da quel momento, l’individuo cominciò a camminare, a spostarsi. Ovunque arrivasse, il suo patrimonio genetico subiva piccole variazioni. È proprio l’incontro di tante persone con volti e provenienze diverse che sta rendendo l’umanità più forte. Paradossalmente è più facile trovare similitudine tra due individui che vivono agli antipodi che tra due uomini appartenenti a differenti tribù africane che non si sono mai incontrate. In questo caso la diversità tra i loro DNA è massima».

Il breve documentario e gli studi condotti dal professor Porta hanno un obiettivo: realizzare la medicina personalizzata, per fornire terapie costruite su misura per ogni paziente.

Sette anni fa, il professore e la sua equipe svilupparono un sistema per accertare la presenza di cellule tumorali, in maniera molto sensibile, in un paziente oncologico: « Lavorando con le leucemie io e la mia equipe abbiamo messo a punto un sistema innovativo. Siamo stati i primi al mondo. Cosa prevede? Analizzando il DNA riesco ad individuare gli errori presenti nelle cellule tumorali. Questi errori si usano come biomarcatori per riconoscere se si è guariti o meno. La possibilità di conoscere con precisione la permanenza o meno di tracce di tumore permette di valutare l’efficacia della terapia e la sua durata nel tempo».

Se è impossibile, dunque, identificare caratteri generali comuni tra persone di identica origine geografica l’unica catalogazione che si può effettuare è quella per sottogruppi che hanno reazioni identiche, per esempio, a seguito della assunzione un determinato farmaco: « In questo senso ci viene incontro la farmacogenetica che attraverso lo studio del DNA ci permette di individuare sottogruppi di persone che rispondono in maniera ottimale o negativa ad un farmaco».

Dall’Africa, quindi, arriva l’umanità. Una volta in cammino verso nuovi mondi e nuovi ambienti, gli esseri iniziarono a mutare. Dall’incontro degli individui nacquero ulteriori diversità. Ed è proprio questa varietà a renderci più forti

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 16 febbraio 2016
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