Il corniolo

Nuova puntata del giro naturalistico tra le bellezze della nostra provincia del nostro lettore Teresio Colombo

Il corniolo

Il corniolo

Il 24/2 dico a mia moglie che mi preparo ad andare a cascina Mentasti, il bel quartiere residenziale fra la valle dell’Olona e quella della Bevera formatosi attorno alla vecchia cascina, oramai completamente ristrutturata, e costituito una serie di villette e piccoli codomini. Il motivo per recarmici è quello di vedere la fioritura del Dente di cane (1,2) (Erytronium dens-canis) una liliacea poco comune ma che qui è notevolmente con qualche migliaio di esemplari, per arrivarci è semplice: lasciata l’auto nel centro dell’abitato si prosegue su strada sterrata deviando a sinistra al primo incrocio non si deve avere alcun timore di eventuali animali: pecore, cavalli, suini o pennuti vari che eventualmente potremmo incontrare, talvolta separati da una modesta recinzione, si arriva così ad un ponticello che ci consente di superare un torrente qui si prende il bel sentiero a sinistra e fatti meno di dieci passi si incontra una numerosa estensione di denti di cane, l’anno scorso ho ritrovato qualche esemplare di questo fiore sul Chiusarella all’altezza della Tagliata, anche sul sentiero 10 si può ritrovare in numerosi esemplari nelle vicinanze ella cascina Caddè. Scendendo da cascina Mentasti scorgo una grossa fioritura di Campanellini (3,4) (Leucojum vernum) e mi fermo a fotografarli perché si può così dimostrare che anche in una città come Varese malgrado il dissesto urbanistico favorito da amministrazioni che hanno esaltato i diritti della la proprietà privata ma non hanno quasi mai tenuto conto del pubblico interesse come indicato dalla Costituzione. Visto che la fortuna mi ha fin qui assistito decido di andare a Velmaio nella valle della Bevera, che la settimana scorsa avevo trovata letteralmente congelata per verificarne la situazione e, con viva sorpresa, ho potuto constatare che la situazione del bosco era cambiata: primule, pervinche e anemoni la coprivano bene e quindi era opportuno che mi mettessi alla ricerca dei Bucaneve (5,6) (Galanthus nivalis) Amarillidacea che ho ritrovato per la prima volta nel mese di febbraio del 1963 quando, supplente di matematica a Cantello presso la scuola di avviamento industriale, dovetti tornare a piedi in occasione di uno sciopero dei mezzi di trasporto.  Al ritorno, dopo aver riflettuto sulla lentezza che l’uomo pone alla risoluzione di importanti problemi di organizzazione della propria vita come quello suggerito dal modesto parroco di Cantello al Cardinale Carlo Borromeo, venuto in visita alla parrocchia, che trovava difficoltoso raggiungere questo abitato e talvolta impossibilitato, in occasione di esondazioni del torrente Bevera, per cui chiedeva una soluzione al problema che fu risolto dalla curia arcivescovile agli inizi del secolo scorso e negli anni successivi alla seconda guerra mondiale venne risolto anche sul piano amministrativo trasferendo Velmaio alla giurisdizione di Arcisate. Ritornando verso casa mi sono fermato al campo di volo degli aeromodelli (7) dove hanno giocato le mie tre figlie quando bambine le portavo a divertirsi nella campagna immediatamente adiacente a Varese. Così non ho completate le mie ricerche per scrivere il pezzo spero che la pioggia ritardi un poco così da completare il materiale necessario.
Il 27/2 il tempo è bello tanto da farmi decidere di recarmi sul Monte Chiusarella, imboccata la strada militare fermo l’auto al bivio fra la Cascina del Roccolo e la Cascina Ravetta, mi inoltro verso la cascina del Roccolo   cercando qualche esemplare di Polmonaria subalpina, non trovandone decido di portarmi sul sentiero che scende  da pian val Dés  utilizzando un sentiero poco noto che parte proprio da questa strada, ritrovo il sentiero che trovo in buone condizioni anche qui primule, anemoni e qualche rosa di natale coi sepali verdastri ricoprono i  entrambi i pendii dell’avvallamento in cui si trova il sentiero ed è qui che vedo un Pungitopo (8) (Ruscus aculeatus) con un carico di frutti che non ho mai incontrato, intanto alzo gli occhi al cielo perché colpito da una goccia, è diventato nuvoloso ma la pioggia sembra ancora lontana e questo mi dà modo di vedere, ad una decina di metri di distanza, un albero portante numerose infiorescenze di colore giallo si tratta di un Corniolo (9) (Cornus mas) con una certa fatica ho raggiunto i rami più vicini accorgendomi che le infiorescenze sono già anche aperte, mi accorgerò poi che altri cornioli erano fioriti anche lungo il sentiero e sarebbe stato più comodo fotografarli. Ritornato sul sentiero mi ritrovo alcune Carline   comuni (10) (Carlina vulgaris), fiorite dallo scorso mese di giugno, secche ma ancora intatte, segno che le precipitazioni sono fi qui state scarse da ultimo vedo una Viola silvestre (11) (Viola reichebachiana) fiorita che riprendo. Ormai convinto che non riesco a ritrovare i pochi esemplari di Polmonaria subalpina che in genere ritrovavo in questa zona e quindi decido di tornare a casa.

Teresio Colombo

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Pubblicato il 01 Marzo 2016
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