Bulgheroni, la dinastia dei canestri varesini

Il ritorno di Toto nel Cda della Pallacanestro Varese è quasi naturale, visti i legami che legano la famiglia e il club da oltre cinquant'anni

antonio toto bulgheroni pallacanestro varese

Se la famiglia Ossola è quella che ha più caratterizzato sul campo di gioco il mondo dello sport varesino, quella dei Bulgheroni rappresenta una dinastia con pochi eguali nella storia recente della Città Giardino.

Il ritorno di Antonio Bulgheroni – per tutti Toto – all’interno del nucleo dirigente della Pallacanestro Varese pare quasi un evento naturale visto lo stretto legame tra la sua famiglia e la società dieci volte campione d’Italia.

Il padre di Toto, Edoardo, fu infatti presidente del club nella prima parte dell’era Borghi, tra il 1963 e il 1966: sotto la sua guida la Ignis vinse il secondo scudetto (’64) e si trasferì all’allora nuovo palasport di Masnago intitolato a Lino Oldrini. Edoardo Bulgheroni si dimise poi dopo avere vinto un altro tricolore, quello del 1966, che una decisione federale tuttora contestata diede poi al Simmenthal; una decisione che suscitò l’indignazione del presidente il quale lasciò il suo incarico.

In quegli stessi anni intanto, Antonio Bulgheroni approdò in prima squadra, esordì in Serie A, fece esperienza alla Pallacanestro Milano e quindi tornò nella Ignis che realizzò il grande slam del 1970. In tutto, da giocatore, Toto ha conquistato una Coppa Campioni – quella di Sarajevo – tre scudetti, due Coppe Italia e un’Intercontinentale.

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Toto Bulgheroni presidente negli anni Ottanta

Poi il suo nome tornò prepotentemente alla ribalta cestistica cittadina nel momento del disimpegno della famiglia Borghi. Bulgheroni partecipò infatti alla cordata di imprenditori che evitò il tracollo della società (1981) restandone poi proprietario. Il club restò in mano ai Bulgheroni sino al 2001: fu loro quindi la conquista del decimo scudetto, quello dei Roosters ’99, che arrivò dopo una serie di grandi squadre ma anche di grandi delusioni con una retrocessione e alcune finali perse.

A metà degli anni Novanta intanto, sul parquet di Masnago si è visto spesso all’opera anche Gianantonio Bulgheroni, secondogenito di Toto e playmaker arrivato fino in Serie A oltre che presidente a sua volta pochi anni dopo. Dietro la scrivania invece si è affermato il primo figlio, Edoardo, peraltro buon giocatore a propria volta: fu proprio sotto la guida di Edo che nacque il trionfo del 1999.

Toto Bulgheroni nel frattempo ha ricoperto incarichi cestistici (non entriamo qui nell’elenco di quelli appartenenti alle sfere economica, industriale e sportiva in altri campi) in seno alla Fiba e alla Legabasket, stringendo anche amicizie personali in questo mondo. Celebre quella con Jerry Colangelo, ai tempi proprietario dei Phoenix Suns dell’Nba, guarda caso la squadra che nel 1984 giocò in Italia un torneo che anticipò di qualche anno il McDonald’s Open e che poi, nel 1992 (con Barkley, Ainge, K. Johnson…) inaugurò il centro Campus, tuttora di proprietà dei Bulgheroni.

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 19 maggio 2016
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