Dal Nevada a Varese: la firma di Maynor è nata così

Ripercorriamo con Max Ferraiuolo la trattativa che ha permesso alla Openjobmetis di ingaggiare il play americano. A un prezzo di favore

basket serie a Openjobmetis Varese - Sidigas Avellino 66-73

Inutile negarlo. L’annuncio odierno arrivato da Pallacanestro Varese, quello dell‘ingaggio per la prossima stagione di Eric Maynor, ha scosso in positivo tutta la comunità dei tifosi biancorossi. Sui social network, sui forum e nei… bar della provincia, il ritorno del playmaker del North Carolina è stato accolto con gioia e speranze fin dalla tarda serata di martedì quando si è capito (QUI il nostro articolo) che l’affare era in dirittura d’arrivo.

Non un fulmine a ciel sereno, certo, perché si era già parlato di un contatto approfondito tra club, giocatore e procuratori, ma negli ultimi giorni la pista pareva raffreddarsi. Non è stato così: tutte le parti in causa (compresi gli spesso “famigerati” agenti) hanno spinto per la fumata bianca e solo gli impegni del rappresentante USA di Eric hanno ritardato la firma.

Ma come è andata la trattativa che ha riportato a Varese un play che ha mostrato un talento offensivo cristallino e alcune giocate che non si vedevano dai tempi di Pozzecco?

LA “CHIAMATA DI IACO” – Las Vegas, Nevada, terra di Summer League: un po’ tutti gli operatori di mercato si danno appuntamento nella città più pazza del mondo per osservare i tornei estivi organizzati dalla NBA, ma non solo. Nelle palestre della zona ci sono anche i cosiddetti workout, allenamenti allestiti dalle agenzie per mostrare i propri assistiti ai dirigenti delle squadre di mezzo mondo. Maynor si è “esibito” a una trentina di chilometri da Las Vegas (c’erano in campo tra gli altri Mike Hall, Allan Ray, Okaro White ma pure Kenyon Martin) e all’appuntamento c’era anche Max Ferraiuolo su “assist” fornito a Coldebella da Massimo Iacopini, ex giocatore della Benetton e rappresentante italiano di Maynor.

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LA CHIACCHIERATA – È proprio Ferraiuolo a raccontare come andò quell’incontro. «Per prima cosa, Eric fu stupito e colpito di vedermi laggiù. La prima cosa che gli ho detto è stata: “Ti ricordi come ti abbiamo rimesso in piedi bene l’altra volta?”. Dopo l’allenamento abbiamo chiacchierato un po’; i contatti c’erano, il suo ricordo di Varese era più che positivo. Sul parquet in quell’occasione non sono state disputate partite ma solo una serie di esercizi; l’intensità del lavoro però è stata buona e Maynor ha mostrato movimenti sciolti e nessuna paura nonostante l’infortunio al ginocchio. Insomma: non sono andato a Las Vegas solo per lui, ma è stato molto utile andare a vederlo di persona».

LINEA DIRETTA – Capito che c’era margine per riportare Maynor in Italia, i dirigenti di Pallacanestro Varese hanno quindi “lavorato ai fianchi” anche dopo il rientro di Ferraiuolo in patria. «Da quel momento i contatti tra noi, Eric e gli agenti non si sono mai interrotti. Peraltro con lui ci si sentiva comunque ogni tanto: è un’ottima persona e ha avuto tanta sfortuna prima e dopo il suo passaggio da Varese. I colloqui si sono fatti più fitti, la “palla” è passata nelle mani di Coldebella e qualche giorno fa siamo arrivati a un accordo».
E sul contratto, spiegano i ben informati, è stata scritta una cifra decisamente scontata rispetto a quanto c’era sul “cartellino” del playmaker, che dopo l’esperienza russa (6′ giocati in tutto, poi il crac al ginocchio) ha scelto Varese pur sapendo di ricevere uno stipendio molto meno ricco rispetto ad altre parti.

VCU CONNECTION – Come già segnalato, Maynor è in qualche modo rientrato anche nella scelta di acquistare come guardia titolare il rookie Melvin Johnson che, non a caso, è stato uno dei primi a gioire sui social network per la firma di Eric a Varese. «Non nego di aver chiesto a Maynor referenze su Johnson e queste sono state positive anche a livello umano, non solo sportivo» conferma Ferraiuolo. I due giocatori provengono dalla stessa università – Virginia Commonwealth – e in America questo legame è sentitissimo. Per il più giovane Johnson poi, Maynor è una specie di modello per via della carriera fatta al di fuori di VCU e passata anche per la NBA.

ORA IL LUNGO – Ma le novità della campagna acquisti non sono ancora terminate. Per completare la Openjobmetis mancano ancora un lungo – un 4/5 che possa alternarsi a Kangur ma pure ai pivot in qualche circostanza – e l’ala piccola titolare. Ebbene: il nome del primo è ormai un colpo in canna per Varese. Tenetevi pronti a un nuovo annuncio.

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 27 Luglio 2016
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